Afleveringen

  • Questo reportage racconta la drammatica realtà delle donne congolesi impiegate nel settore minerario artigianale, in un Paese segnato da guerre, sfruttamento e profonde disuguaglianze di genere.
    Nel Nord e Sud Kivu, regioni ricche di minerali preziosi, il gruppo armato M23 ha preso il controllo di importanti città, mentre il settore minerario continua a essere teatro di abusi. Dopo la chiusura della compagnia nazionale SOMINKI nel 1996, molte donne sono entrate nel settore artigianale, svolgendo lavori durissimi e pericolosi, spesso senza alternative.
    Tra queste c’è Furaha Myamungo, una “mama twangaise” di Kamituga, che racconta le condizioni disumane del lavoro: giornate interminabili, discriminazione, malattie respiratorie e HIV contratti per la polvere di quarzo e la miseria che spinge alla prostituzione.
    Nonostante tutto, emergono storie di resistenza e cambiamento. Emilienne Intongwa, minatrice e vedova, è riuscita a ottenere un proprio sito minerario e ha fondato l’associazione KOKA per tutelare le lavoratrici. Angelique Nyirasafari, ex operatrice umanitaria, è oggi una delle poche donne membro attivo di una cooperativa mineraria, impegnata a dare più diritti alle minatrici.
    Sebbene il sistema sia ancora profondamente maschilista e corrotto, mostra anche segnali di una lenta emancipazione femminile, fondamentale per cambiare il volto dell’industria mineraria in Congo.

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    Riproponiamo l’intervista realizzata l’anno scorso allo scrittore e saggista Björn Larsson. Larsson sarà presente domani sera, venerdi 04.04.2025, alle 20.30 presso l’auditorium dell’USI, in una conferenza organizzata da Athena Cultura.

    È un narratore conosciutissimo, autore di romanzi di culto come Il cerchio celtico o La vera storia del pirata Long John Silver. Ma pochi conoscono lo scienziato e saggista Björn Larsson che in perfetto italiano illustra in modo scientifico se e in che modo abbiamo margini di scelta e di libertà, e come fare in modo che l’intera umanità possa trarne beneficio. Nel saggio Essere o non essere umani (Raffaello Cortina editore) si affrontano questo ed altri temi, come il senso di umanità, le ragioni della scienza e come ripensare il genere umano legandolo sia alle conquiste tecnologiche sia includendo altri saperi e conoscenze.

    Prima emissione: 11 marzo 2024

  • Zijn er afleveringen die ontbreken?

    Klik hier om de feed te vernieuwen.

  • Abbiamo perso la voglia di capire il mondo? Sembrerebbe di sì, almeno a giudicare dai tanti, troppi, confusi stimoli che piombano ogni giorno nelle vite di ciascuno di noi, strillati da social, titoli di giornali e notifiche del cellulare. Un’insalata di parole in cui la crisi economica viene raccontata (e scrollata velocemente) dopo l’ultimo tutorial di makeup, in cui gli influencer pretendono di spiegarci la vita e nemmeno i politici e le personalità che dovrebbero fungere da guida sembrano immuni dalla tendenza a spararla grossa.
    E forse in questo non c’è nulla di casuale: Paolo Guenzi, docente di marketing all’Università Bocconi di Milano, non ha nessun dubbio, la mala educazione è diventata un prodotto richiestissimo. E, a tal proposito, ha pubblicato un saggio, intitolato proprio Il marketing dell’ignoranza. Cosa comporta vivere in una società simile? Quali sono i virus a cui ci esponiamo, più o meno consapevolmente?
    E cosa pensa, di tutto questo, la maggiore imputata, ovvero la tecnologia - e nella fattispecie l’intelligenza artificiale? Una conversazione a più voci (umane e virtuali) su un tema di grande attualità, che deve farci rimanere vigili.

  • In Myanmar, Paese strategico del sud est asiatico incastonato tra l’India e la Cina, è in corso un conflitto civile che in tre anni ha provocato oltre 55mila vittime e più di 2,6 milioni di sfollati. Conflitto che non si è fermato nemmeno con il devastante terremoto che ha interessato il paese.

    La guerra è esplosa dopo che il primo febbraio del 2021 i militari birmani hanno preso il potere con un colpo di stato instaurando uno dei regimi più brutali e repressivi del nostro presente, interrompendo la breve vita della democrazia che, seppur imperfetta, ha permesso alle nuove generazioni di aprirsi al mondo e comprendere il significato di parole come libertà e diritti. In questo momento il conflitto in Myanmar vede da un lato le forze della giunta, supportate da Mosca, Pechino e Nuova Dehli e dall’altro quella della resistenza, che hanno il controllo di oltre il 50% del Paese, composte principalmente da giovani che hanno lasciato le città, abbandonando le loro vite, e si sono recati sulle montagne dove hanno iniziato una lotta contro la dittatura con l’obiettivo di abbattere l’esecutivo dei militari e ripristinare il governo democraticamente eletto che era in carica prima del golpe. Oltre il 75% dei 55 milioni di birmani vivono oggi in condizioni di disagio economico, con 13,3 milioni di individui prossimi alla fame.

    Il Myanmar, dopo il colpo di stato, è divenuto uno degli stati più inaccessibili al mondo per la stampa e il solo modo per poter andare a raccontare la lotta per la democrazia della gioventù birmana, è farlo clandestinamente, attraversando la giungla che separa la Birmania dalla Thailandia e testimoniare una guerra lontana dai riflettori dei media.

  • Per lungo tempo, le antiche meraviglie della Siria hanno attirato studiosi e archeologi occidentali, intenzionati a dare lustro a monumenti risalenti a civiltà, da cui si vantavano di risalire. Poi è arrivata la guerra. Bombe, proiettili e le mani spietate dell’ISIS hanno distrutto siti, statue e manufatti secolari.

    È stato in quel momento che Maamoun Abdulkarim, ex Direttore generale per le antichità e i musei, nonostante gli immensi pericoli e le pesanti accuse di collaborare con il regime, decise di rimanere in Siria, per provare a salvare centinaia di migliaia di manufatti a rischio, sparsi per tutto il Paese.

    L’8 dicembre 2024 le forze di opposizione hanno liberato la Siria dalla dittatura e da allora il popolo siriano sta cautamente cercando di dare risposte nuove a domande centrali per la propria identità. Un quesito che aleggia ovunque è: il patrimonio culturale può essere solo pietre e rovine? O è qualcosa di più?

    Eva Ziedan, ex archeologa, ricercatrice e attivista, sostiene che la vera eredità della Siria risieda nelle conoscenze tramandate e nella saggezza popolare. La giornalista Zeina Shahla le fa eco, documentando le tante storie comuni a comunità diverse che il regime e la guerra hanno provato in tutti i modi ad allontanare. Così, mentre la Siria lotta per ridefinire sé stessa, il suo passato non è più una reliquia ma un campo di battaglia per l’identità, la memoria e il futuro.

  • La memoria audiovisiva racconta la storia del nostro Paese da una prospettiva insolita, quella degli ultimi due secoli, quando la tecnologia ci ha permesso di realizzare video o fotografie e di registrare i suoni. Naturalmente numerosi documenti sono già conservati in archivi pubblici, biblioteche e musei. Ma molto resta ancora da scoprire, magari nascosto in cantine e solai, dunque esposto al rischio di andare perduto. Per questo l’associazione Memoriav, diretta da Cécile Vilas, ha promosso un Censimento del patrimonio audiovisivo in collaborazione con i diversi Cantoni, per scoprire, proteggere e valorizzare nuovi fondi. La risposta del Canton Ticino, come spiega Roland Hochstrasser, capo dell’Ufficio dell’analisi e del patrimonio culturale digitale, è stata entusiasta, con centinaia di segnalazioni da parte di enti pubblici, aziende e privati. Restando nell’ambito della memoria audiovisiva, ricordiamo poi che a Lugano ha sede anche la Fonoteca Nazionale Svizzera, l’archivio sonoro della Confederazione; il direttore Günther Giovannoni ci guida nell’ascolto dei suoni più interessanti conservati nei loro archivi.

  • Fino a pochi anni fa non li conosceva nessuno. Adesso sono sulla bocca di tutti. Ma per capire quanto gli Houthi dello Yemen siano stati sottostimati, tra le milizie sciite del Medio Oriente, basta frequentare il viale al-Sabaeen della capitale Sana’a alle tre del pomeriggio di ogni venerdì, quando migliaia di miliziani invadono la strada a sei corsie e la piazza accanto alla moschea fatta costruire venti anni prima dal presidente Ali Abdullah Saleh. Tra i sostenitori prevale un misto di orgoglio identitario, rabbia repressa e indignazione per le ingerenze degli Stati Uniti in Medio Oriente: una storia molto lunga, che parte da prima della Rivoluzione islamica iraniana del 1979. La rammentano persone comuni, miliziani, ministri, a ogni contatto e intervista: adesso, il rafforzamento dell’immagine del nemico esterno nella guerra tra Israele e Gaza ha dato agli Houthi l’opportunità di mostrarsi al mondo, con le incursioni navali sul golfo di Aden e sul Mar Rosso, e ha consentito di coagulare attorno a loro il consenso della popolazione yemenita ridotta alla fame.

    In un’esclusiva opportunità di accesso allo Yemen del Nord, nelle città di Sana’a e al porto di Hodeida, RSI vi racconta chi sono gli Houthi che si definiscono “i partigiani di Allah”.
    Senza dimenticare tutti gli yemeniti che vivono sotto questo regime: pescatori costretti alla fame che vanno a pescare in acque internazionali per guadagnare di più ma vengono arrestati e torturati dai sauditi per il timore che si tratti di miliziani Houthi; mendicanti che vivono in condizioni ai limiti della dignità; ospedali affollatissimi dove i medici vengono fisicamente assaltati dai pazienti solo per firmare una ricetta mentre duecento persone al giorno si presentano all’accettazione con il colera.

    In questo quadro, il blocco dei beni, le sanzioni al regime yemenita del Nord e il ritiro degli Stati Uniti dal sistema degli aiuti umanitari internazionali fanno ancora dello Yemen la peggiore crisi umanitaria al mondo, a dieci anni esatti dall’inizio della guerra.

  • L’autore ha trascorso quasi un mese immerso nella realtà cilena, esplorando non solo i suoi luoghi, ma anche la sua storia e identità.
    Incontri speciali con Maria Fernanda García Iribarren, direttrice del Museo della Memoria di Santiago e Cristina Digiorgio, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, hanno offerto nuove prospettive sulla complessa evoluzione del paese.
    Un territorio segnato da dittature e trasformazioni profonde, dove il passato continua a dialogare con il presente attraverso l’arte e la cultura.
    Un’esperienza di viaggio che diventa scoperta, un’immersione in una nazione che custodisce con forza la propria memoria, trasformandola in strumento di racconto e resistenza.

  • Siamo nel Canton Vallese, arriviamo ai piedi del Ghiacciao del Trient dopo una camminata di circa quarantacinque minuti su un sentiero di montagna che parte dal Col de la Forclaz. Siamo con Paul Gay-Crosier, consigliere comunale del comune di Trient, con cui facciamo il percorso che è anche un viaggio dentro la storia della valle dove nel XIX secolo blocchi di ghiaccio venivano estratti dal ghiacciaio per essere trasportarti con il treno nelle città francesi.
    Trient, paese dov’è nato Paul Gay-Crosier, è quasi nascosto nell’omonima valle ai piedi del massiccio del Monte Bianco e del Ghiacciaio del Trient, al confine con la Francia.
    Ai piedi del ghiacciaio si trova la “Buvette du Glacier du Trient” che non è solo un punto di ristoro per gli escursionisti ma è anche un luogo che custodisce la memoria del ghiacciaio, dentro sono esposte numerose fotografie in bianco e nero, conservati articoli di giornale, faldoni con grafici: immagini e dati che raccontano la lenta scomparsa del ghiacciaio, come racconta Anne Maysonnave, responsabile della Buvette.

    Da qui vediamo a occhio nudo la fine del ghiacciaio, che resta solamente sulla cima, come in un’estrema resistenza. Il ghiacciaio che si scioglie si porta via tante storie che per persone come Paul Gay-Crosier sono legate all’infanzia: intorno al ghiacciaio la comunità ha costruito la sua identità. Cosa significa, infatti, vivere vicino a un ghiacciaio, se e come definisce l’identità di una comunità? Benjamin Buchan, dottorando in geoscienze dell’Università di Friburgo, ha scelto di indagare l’aspetto culturale, umano, partendo dalle Alpi, anche attraverso l’analisi delle fotografie dei ghiacciai. Lo incontriamo davanti al Ghiacciaio del Trient dov’è venuto per una giornata di studio.

  • Domani sabato 22 marzo 2025, dalle 9:30, l’accademia Dimitri apre le porte con corsi per il pubblico, in una giornata interamente dedicata all’arte e al teatro.

    Un compleanno importante, dalla sua fondazione nel 1975, la scuola voluta da Dimitri e sua moglie Gunda è diventata un’accademia reputata in tutta Europa, integrata nellla Supsi, una scuola universitaria professionale, che offre agli studenti un percorso unico nelle arti performative, con una formula fedele alla filosofia del grande clown e attore, che aveva voluto unire le arti circensi, il teatro, la danza e la musica. Un approccio originale che ancora oggi si basa una preparazione fisica di alto livello e l’acquisizione di competenze teoriche e pratiche che riguardano più tecniche performative. Abbiamo trascorso una giornata insieme agli studenti, seguendo le lezioni e le prove, tra le sedi di Verscio e Avegno. Scoprendo la passione che anima un luogo di grande libertà espressiva. Sentirete le voci di Tim, Martina, Adriana, Francesco, Elisa, Anna e Emerson, dei loro docenti Alexej e Pavel, di Veronica Provenzale, direttrice operativa dell’Accademia Teatro Dimitri, di Anna Gromanova direttrice artistica e di Susanna Lotz, responsabile della comunicazione e anche la nostra guida. Un reportage a cura di Emanuela Burgazzoli.

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  • Novant’anni fa ad Ascona, in Vicolo Ghiriglione, di fronte al teatro di marionette che più tardi ospiterà la sua prima produzione, nasceva Dimitri Jakob Müller. Il padre Werner Jakob è scultore e architetto e sua madre Maja, una tessitrice e un’artigiana. Quando Dimitri ha cinque anni, il padre eredita una piccola somma e acquista la casa costruita dal pittore e architetto Otto van Rees sul versante nordorientale del Monte Verità.

    Comincia tutto lì, in quel clima culturale estremamene vivace che in quegli anni ruotava attorno alla collina delle utopie, la collina sulla quale il piccolo Dimitri cresceva grande e sognava di far ridere…

    Avrebbe compiuto 90 anni quest’anno il nostro Dimitri e per celebrare i cinquant’anni dell’Accademia Teatro Dimitri, lo ricordiamo con questo documento sonoro, riascoltando le sue storie e ripercorrendo riflessioni e ricordi che sono custoditi nei nostri archivi.

    Perdonateci se, ascoltando, avrete la sensazione che abbiamo tralasciato qualche aspetto importante, ma la sua personalità era così sfaccettata, poliedrica e complessa che raccontarla in pochi minuti non è così semplice.

  • Chi si fida oggi della fiducia? La società iperconsumista e individualista in cui viviamo – e che soddisfa i nostri desideri – ci porta a non tenere conto dei quotidiani atti di fiducia che attraversano la nostra giornata. Siamo convinti che “non fidarsi è meglio” ma ogni singolo gesto che facciamo ha bisogno di un atto di fiducia: nei confronti della sedia su cui ci sediamo (ci fidiamo del fatto che reggerà il nostro peso), al traffico cittadino e autostradale (ci fidiamo del comportamento degli altri automobilisti), fino all’utilizzo del denaro (ci fidiamo delle azioni delle banche centrali e degli organi di vigilanza economica).
    Eppure oggi la relazione con la tecnologia tende a sostituirsi sempre più alla relazione con il mondo che ci circonda. La “società digitale” controlla quasi ogni nostro passo ed ogni nostra azione, definisce una “comfort zone” tutta nostra che non prevede il ricorso ad altre forme di fiducia, se non quella nei confronti della macchina.

    Come allora ripristinare le relazioni di fiducia senza cadere nell’ipnosi della tecnologia? Come resistere alla tentazione dell’individualismo? Le libertà individuali stanno creando crisi sistemiche (riscaldamento climatico, diseguaglianze sociali, ecc) impossibili da gestire, le attività delle grandi aziende tecnologiche dominano la nostra vita, è difficile comprendere cosa stia accadendo perché tutti sono convinti di trarre beneficio dalla tecnologia. «C’è qualcosa di fatale in questo movimento. Ma allo stesso tempo, in questo movimento, noi stessi stiamo diventando parti della macchina o macchine obbedienti». Ce lo ricorda il filosofo svizzero Mark Hunyadi. Il suo Credere nella fiducia (edizioni Vita e Pensiero) è disponibile anche in lingua italiana. Una diagnosi sulla nostra civiltà e la consapevolezza che ci sono metodi per uscire dalla crisi sistemica in cui ci troviamo, forse in modo inconsapevole.

    Sabato 22 marzo, in occasione del festival Soul, al Museo Diocesano di Milano il filosofo Mark Hunyadi e lo psicoanalista e filosofo Miguel Benasayag dialogheranno sul tema e su quali siano le alternative da cercare, in un incontro intitolato: La bolla diabolica dell’algoritmo. Nella società digitale c’è ancora spazio per il noi?

  • In Georgia da oltre cento giorni i manifestanti sono in piazza per contestare l’illegittimità delle scorse elezioni di novembre che hanno visto nuovamente vincere il partito “Sogno Georgiano”. Una resistenza civile che continua nonostante repressioni e arresti.
    Uno stallo politico che sta bloccando il paese e il suo governo, sempre più lontano dall’Europa e sempre più vicino a Mosca.
    A sostenere le proteste anche la presidente Salomé Zourabichvili, che ha visto scadere il suo mandato lo scorso dicembre ma non ha riconosciuto il suo successore, Mikheil Q’avelashvili. La incontriamo in esclusiva a Tbilisi

  • Quella in Sudan è una guerra di cui si parla troppo poco e che sta segnando profondamente l’Africa nord-orientale. Fin dal suo inizio nell’aprile del 2023, centinaia di migliaia di cittadini sudanesi si sono riversati nei paesi confinanti, scappando da un conflitto che ha sconvolto il paese per la sua particolare violenza, causando gravi carestie e una crisi umanitaria senza precedenti.
    L’Egitto, in particolare, ospita il maggior numero di rifugiati: se ne contano circa un milione e duecento mila. Mentre l’Unione Europea riversa miliardi di euro nelle casse del governo egiziano per affrontare l’emergenza, un’inchiesta della Piattaforma dei Rifugiati ha rivelato abusi e deportazioni arbitrarie da parte dell’esercito egiziano. I sudanesi in Egitto, sono in una posizione delicata: sono bloccati in un limbo, senza poter tornare a casa e in un paese che speravano potesse dare conforto e sicurezza, ma che invece si è rivelato un luogo inospitale.
    Attraverso le storie di Ommaima, Ghofran, Samia, Sadik e Mazen voglio portare luce su un popolo dimenticato.

    Per tutelare l’incolumità degli autori del Laser, il loro nome non viene reso noto.

  • Lo stato di salute del pontefice è in graduale miglioramento e da quasi un mese oramai, da quando è stato ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, non appare in pubblico né comunica con i fedeli se non con messaggi scritti.
    Eppure il modello comunicativo di Francesco è sempre stato molto efficace e diretto. Una forma di dialogo e confronto con i fedeli ed il mondo che gli ha consentito di affrontare con coraggio temi complessi e delicati, che fino ad allora i rappresentanti della Chiesa avevano evitato o trattato con poca attenzione.
    In occasione del dodicesimo anniversario del pontificato di Bergoglio, che ricorre proprio oggi 13 marzo, Laser propone alcune considerazioni sui pilastri che reggono il pensiero del Papa. Dall’inclusione alla presenza sul territorio fino al valore sociale e politico del proprio mandato. Con il Prof. Loris Zanatta, docente di Storia dell’America latina a Bologna e autore del saggio Bergoglio, una biografia politica (Laterza), Lidia Maggi, Pastora battista di Varese e Ferruccio De Bortoli, già direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 ore e presidente della casa editrice Longanesi.

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    Autore e attore, ma anche artista: anzi “artrista”, come si definisce lui. Alessandro Bergonzoni, nato a Bologna nel 1958, laureato in legge, ha al suo attivo 15 spettacoli teatrali e sei libri. Ma dal 2005 ha iniziato anche un percorso artistico, esponendo i suoi lavori in gallerie e musei: nel 2011 mostra personale alla Cittadellarte – Fondazione Pistoletto di Biella dal titolo “Grembi: soglie dell’inconcepibile” e nello stesso anno, “BonOmnia 2006 rivisitata”, collettiva a cura di Philippe Daverio presso Palazzo Fava a Bologna.

    Nel 2012 partecipa alla collettiva “Data on imperfection”, a cura di Martina Cavallarin, alla Factory Art a Berlino; nel 2015 espone alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, due anni dopo è presente alla Biennale e alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, e nel 2018 nella Sala delle Maestà degli Uffizi all’interno delle manifestazioni dell’Estate Fiorentina.
    La sua attività di artista resta tuttora poco conosciuta. E per scoprire Bergonzoni artista lo abbiamo incontrato a Milano, dove alla Fondazione Mudima di arte contemporanea i lavori di Bergonzoni sono stati accostati all’opera di Bill Viola. L’occasione per una conversazione appassionata sui rapporti tra scrittura e immagine, sul ruolo dell’arte e dell’artista in una società che sembra aver perso alcuni fondamentali valori. In Laser incontro con l’artrista Bergonzoni.

    Prima emissione: 30 dicembre 2024

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    Il corpo umano è al centro del dibattito pubblico, eppure continua a essere bisognoso di un genere di attenzione che spesso non arriva. Dare vita al corpo, rifiutando di cancellare la sua complessità, soprattutto in un momento in cui il corpo sparisce dietro gli schermi. Nella sua pratica clinica, Vittorio Lingiardi, psicologo, psicoterapeuta e professore di psicologia dinamica ha visto e ascoltato tanti corpi, ora sceglie di raccontarli, legando insieme le considerazioni della scienza, le immagini dell’arte e le parole della letteratura. Questa conversazione con Vittorio Lingiardi nasce dal suo libro Corpo, umano, da poco uscito per Einaudi e già Premio Bagutta 2025.

    Prima emissione: 10 febbraio 2025

  • Giuliana Mieli è psicoterapeuta, ed è una delle voci più autorevoli nel campo dell’educazione ai bisogni affettivi fondamentali dell’essere umano. Ha lavorato a lungo come consulente in reparti ospedalieri di ostetricia dedicandosi alla formazione del personale sanitario. Perché, su questo la scienza non ha dubbi, è proprio in quei bisogni meno calcolabili e misurabili che si nasconde il segreto per la sopravvivenza della specie umana. Suo è il saggio Il bambino non è un elettrodomestico, pubblicato ben prima dell’avvento dei social nelle nostre vite. Eppure i genitori del nuovo millennio sembrano sempre di più in cerca di un “manuale delle istruzioni” che consenta loro di relazionarsi con i propri figli. Da dove viene questa ricerca del trucchetto facile e applicabile a tutti, che consenta di evitare i capricci o di far addormentare i neonati? Non avremo davvero iniziato a guardare i nostri bambini come se fossero degli elettrodomestici?

  • Di femminicidi, di uomini che uccidono le donne con cui hanno condiviso un percorso anche sentimentale, si parla sempre di più. Tolto il velo dell’omertà su quel che in troppe case avveniva e avviene, la violenza sulle donne è diventato tema, ha creato leggi, ha cambiato lo sguardo su questa realtà.

    Quel che meno si sa, anche per la delicatezza che avvolge ogni caso, è la vita di chi resta: i famigliari, i figli quando ci sono, i parenti delle vittime e anche di chi ha compiuto il gesto.

    Francesca Torrani ha incontrato Paolo Di Gregorio, cittadino con doppio passaporto italo-svizzero, che nel 2000, quando lavorava a Uster nel Canton Zurigo, ha saputo dell’assassinio di sua figlia avvenuto in un paesino della provincia di Sondrio. A compiere il gesto è stato il marito della giovane. Sonia – questo il suo nome - aveva vent’anni e una figlia di 18 mesi.

  • Dopo il suo approdo alla Casa Bianca Donald Trump non ha atteso molto per compiere atti politicamente clamorosi. Ha liquidato le iniziative promosse in vista dell’inclusione e ha rigettato la cultura dell’identità fluida. Tira aria di ritorno all’ordine e sono in molti a chiedersi quali ripercussioni avrà in Europa questo rifiuto della differenza, che era stata negli ultimi decenni la parola d’ordine delle battaglie delle forze progressiste. Qualcuno ritiene che proprio avere abbracciato le cause dell’identità fluida e del politicamente corretto abbia contribuito alla crisi delle sinistre.

    Nel corso della trasmissione ricostruiremo la crisi dell’universalismo che aveva caratterizzato le rivoluzioni sette-ottocentesche, con le battaglie borghesi per il popolo e quelle socialiste per le classi lavoratrici. Oggi anche questo ciclo sembra essere giunto al termine e l’elezione di Trump in America e il dilagante sovranismo in Europa annunciano forse una nuova stagione, in cui i diritti delle maggioranze riprenderanno quota.

    In questo Laser su una questione destinata a pesanti ricadute nella vita della società civile si confronteranno uno storico della società americana, un esperto di guerre culturali e una pedagogista che ha approfondito i temi della disabilità e dell’inclusione.