Afleveringen
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Le pensioni future saranno più basse — e lo sa anche lo Stato, che ha previsto ben cinque agevolazioni fiscali per chi sceglie la previdenza integrativa. In questo episodio Andrea Carbone di Smileconomy le illustra tutte, una per una, con esempi concreti.
Scoprirai come funziona la deducibilità fiscale fino a 5.300 euro annui — che può restituirti tra 1.219 e 2.279 euro all'anno a seconda del tuo reddito — e la extra-deducibilità fino a 7.950 euro per chi ha iniziato a lavorare dal 2007 in poi e non ha sfruttato appieno il beneficio nei primi anni. Capirai perché i fondi pensione sono esenti dall'imposta di bollo dello 0,2% e perché le plusvalenze vengono tassate al 20% invece del 26%. E soprattutto scoprirai il vantaggio più potente: la tassazione finale agevolata al 15% — che scende fino al 9% dopo 35 anni di iscrizione — contro le aliquote IRPEF ordinarie che arrivano fino al 43%.
Cinque vantaggi concreti che rendono i fondi pensione l'unico strumento davvero incentivato dallo Stato per costruire il proprio futuro previdenziale. Prima si inizia, più si guadagna. -
Il riscatto di laurea conviene? È una domanda che quasi ogni laureato in Italia si è posto almeno una volta. In questo episodio Andrea Carbone di Smileconomy illustra le regole base del riscatto di laurea e tutti gli ingredienti da valutare per capire se fa al caso tuo. Scoprirai a cosa serve il riscatto — aumentare l'anzianità contributiva e i contributi versati — chi può richiederlo e per quali periodi. Analizzerai i tre motivi principali per cui si sceglie di riscattare: raggiungere il minimo contributivo, ottenere un assegno più alto, o andare in pensione prima. Ma attenzione: non è detto che il riscatto anticipi davvero il pensionamento, e in alcuni casi può addirittura spostarlo in avanti. Anche l'effetto sull'assegno pensionistico dipende dalla situazione individuale. Capirai quanto costa il riscatto — con il riscatto agevolato fissato a circa 6.200 euro per anno nel 2026 — e quando potrebbe essere più conveniente valutare in alternativa un fondo pensione, che offre anch'esso deducibilità fiscale fino a 5.300 euro annui. Con il link al simulatore ufficiale INPS per fare i tuoi calcoli.
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Zijn er afleveringen die ontbreken?
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TFR in azienda o fondo pensione? È una scelta che ogni lavoratore dipendente si trova ad affrontare almeno una volta, eppure in pochi conoscono davvero tutti gli elementi per decidere bene. In questo episodio Andrea Carbone di Smileconomy guida attraverso tutto ciò che serve sapere per fare la scelta giusta.
Scoprirai cos'è il TFR — circa una mensilità all'anno, pari al 6,91% della RAL — come si rivaluta per legge ogni anno, e dove si trova fisicamente in base alle dimensioni della tua azienda, con le nuove regole in vigore dal 2026. Capirai come il TFR può diventare il motore principale per alimentare un fondo pensione, usando "soldi che non pesano" nell'immediato, e in quali casi è possibile conferire anche il TFR maturato in passato.
Analizzerai i tre ingredienti che determinano la convenienza — costi, rendimenti e fiscalità — scoprendo perché proprio la tassazione è la variabile che da sola ribalta tutto: il TFR lasciato in azienda viene tassato con aliquote IRPEF fino al 43%, mentre nei fondi pensione si scende fino al 9%. E scoprirai anche quando e come puoi richiedere un'anticipazione, con regole ancora più flessibili rispetto al TFR in azienda. -
Si tratta di un dato che dobbiamo conoscere, perché sarà la base grazie alla quale potremo vivere durante gli anni della longevità; in questo video scopriremo gli elementi che definiscono il valore della nostra pensione e come averne una stima. Il sistema di calcolo nel mondo INPS dipende innanzitutto da quando abbiamo iniziato a lavorare; ci sono infatti tre situazioni. E ce le spiega Andrea Carbone, fondatore di Smileconomy.
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Parliamo della domanda più importante e ricorrente quando si parla di pensioni. Si può conoscere la data in cui smetteremo di lavorare? La risposta è sì, ma nel mondo INPS dipende da almeno 6 ingredienti: vediamo quali sono insieme ad Andrea Carbone, fondatore di Smileconomy, in questo primo appuntamento dedicato alla previdenza complementare.
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Il patrimonio immobiliare rappresenta oltre la metà della ricchezza delle famiglie italiane, ma è anche una delle principali fonti di conflitto nelle successioni non pianificate. Immobili che cadono in successione legittima vengono spesso assegnati in quote indivise a più eredi, creando comunioni forzate, difficoltà decisionali, tensioni familiari e, nei casi peggiori, contenziosi e depauperamento del valore complessivo. A ciò si aggiungono imposte e costi che gravano sugli eredi indipendentemente dagli accordi raggiunti. Una pianificazione successoria consapevole consente di gestire in modo più efficiente la divisione degli immobili, tenendo conto delle reali esigenze degli eredi e dell’impatto fiscale, trasformando un potenziale rischio in un’opportunità di tutela e conservazione del patrimonio nel tempo.
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Il testamento è lo strumento più utilizzato per pianificare la successione e rappresenta il mezzo principale per trasformare le proprie volontà patrimoniali in disposizioni concrete. Attraverso un testamento è possibile gestire numerosi rischi legati alla successione legittima: divisioni ereditarie complesse, conflitti derivanti da donazioni fatte in vita, tutela di soggetti non eredi di diritto e assegnazione mirata di beni specifici come immobili, attività finanziarie e liquidità. Pur nel rispetto delle quote di legittima, il testamento consente di utilizzare la quota disponibile in modo flessibile, prevenire contenziosi tra eredi e adattare la pianificazione nel tempo, mantenendo sempre la libertà di modificare le proprie scelte.
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Le donazioni effettuate in vita possono essere uno strumento efficace di pianificazione successoria, ma solo se inserite in un percorso consapevole e strutturato. Spesso vengono utilizzate come una scorciatoia per “anticipare” la successione, senza valutare gli effetti nel tempo. In particolare, le donazioni a favore di coniuge e figli sono considerate anticipi di eredità e, in assenza di una corretta pianificazione, possono generare squilibri, rivendicazioni future e conflitti familiari. Comprendere il ruolo della collazione, il rispetto delle quote di legittima e le differenze tra donazioni dirette e indirette è fondamentale per evitare che uno strumento utile si trasformi in un effetto boomerang per il patrimonio e per l’armonia tra gli eredi.
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I rischi successori non riguardano solo il fisco o i grandi patrimoni. Nascono soprattutto dalla mancata tutela delle persone che vogliamo proteggere e dalla possibile dispersione del patrimonio in assenza di una pianificazione adeguata. Eredi legittimi, composizione familiare e natura del patrimonio sono fattori determinanti che possono generare conflitti, frammentazioni e perdita di valore. Donazioni fatte in vita, testamenti, strumenti aziendali e soluzioni più evolute possono aiutare a gestire questi rischi, ma solo se utilizzati con consapevolezza. La pianificazione successoria è un percorso su misura, che parte dall’analisi dei rischi specifici di ciascuna situazione familiare e patrimoniale, per permettere scelte informate e responsabili verso il futuro.
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In Italia solo 14 successioni su 100 sono pianificate, mentre la maggior parte delle persone affida il proprio patrimonio alle regole automatiche della successione legittima, spesso senza conoscerne le conseguenze. Comprendere cosa accade in assenza di pianificazione è il primo passo per fare una scelta consapevole e responsabile verso chi verrà dopo di noi. Ci spiega tutto Valeria Glave, Docente in risk e wealth management e Consulente legale strategico.