Afleveringen
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Professoressa di Letteratura italiana all’università di Padova, Antonia Arslan è stata una delle pioniere, in Italia, dei women studies. Come scrittrice, a partire dai racconti ascoltati dalla viva voce di suo nonno, ha raccontato, nella “Masseria delle allodole” e in altre opere, il genocidio del popolo armeno compiuto dall’impero Ottomano durante la Prima guerra mondiale.
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Affetta da disturbi bipolari, Alda Merini fu ricoverata per diversi anni in un ospedale psichiatrico di Milano. Da quella dolorosa, e per certi versi terribile, esperienza nacque il suo capolavoro poetico, “La Terra Santa”, dove l’autrice rievoca, fra l’altro, i metodi brutali di sedazione e di cura dei manicomi di una volta e il trattamento disumano e umiliante riservato ai malati.
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Zijn er afleveringen die ontbreken?
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Episodio speciale del nostro podcast, per commemorare gli ottant'anni dell'estensione del voto alle donne, prima grande conquista femminile sulla via della parità di genere.
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Segnata dal trauma del barbaro assassinio del padre e dello zio, fondatori del movimento Giustizia e Libertà, per mano fascista, Amelia Rosselli fu tormentata per tutta la vita da ricorrenti manie di persecuzione. A questo trauma si richiama idealmente anche il poemetto “La libellula” che qui si analizza, dove la poetessa ha voluto tessere uno straripante “Panegirico alla Libertà”.
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La cifra peculiare della poesia di Margherita Guidacci consiste nella perfetta fusione tra ispirazione civile e ispirazione religiosa, per denunciare, fra l’altro, gli orrori della violenza militare e stragista, dal golpe cileno del 1973 all’attentato terroristico del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Al centro dell’attenzione sono posti tre libri di poesia: il “Taccuino slavo”, “Il vuoto e le forme” e “L’orologio di Bologna”.
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Discendente da una famiglia di attori e di burattinai, Franca Rame ha dato vita con Dario Fo a un teatro di forte impronta politica. L’episodio rievoca due eventi che hanno segnato la vita e la carriera dell’attrice e si sofferma sui monologhi femministi di “Tutta casa, letto e chiesa”, che denunciano l’asservimento domestico, lavorativo e sessuale della donna.
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Giornalista d’assalto, Oriana Fallaci fu la prima donna italiana a ottenere di poter andare sui fronti di guerra come inviata speciale. Rischiò anche di morire, in Messico, nel 1968. Risoluta e provocatoria, ebbe il coraggio di togliersi il chador davanti a Khomeini. Nell’episodio si parla anche della scrittrice, in particolare della “Lettera a un bambino mai nato”.
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Definita da Vittorini una «zingara assorta in un sogno», per via dei suoi continui trasferimenti di residenza da una città all’altra, anna maria ortese dovette combattere per tutta la vita con il trauma moderno dello spaesamento. l’episodio si sofferma in particolare sul suo rapporto bipolare con napoli, osservata con crudo realismo nei suoi mali endemici.
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Scrittrice impegnata nelle grandi battaglie civili degli anni sessanta, Elsa Morante ha saputo raccontare come nessun’altra i legami viscerali tra madri e figli, il bisogno morboso di un riferimento affettivo, l’insopportabile condizione dell’orfano e il trauma in genere della perdita. In questa chiave, passati rapidamente in rassegna i romanzi dell’autrice, ci si sofferma in particolare su “La storia”.
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Natalia Ginzburg seppe salire, unica donna, ai vertici della casa editrice Einaudi. Ebrea per parte di padre e moglie di un antifascista militante morto in carcere, essa dovette affrontare, sola e con tre figli in tenerissima età, prove durissime negli anni più bui della Seconda guerra mondiale. L’episodio si sofferma anche su “Lessico famigliare”, la sua opera più famosa.
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La singolarità di Renata Viganò consiste nel fatto che la Resistenza non l’ha soltanto raccontata, ma anche vissuta in prima persona. È proprio da questa esperienza diretta che la scrittrice trae la materia prima delle sue storie partigiane, a cominciare dal capolavoro, “L’Agnese va a morire”, un romanzo di intenso valore testimoniale, dove umanità e lotta politica diventano una cosa sola.
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L’episodio ruota intorno a una storia d’amore, dolorosa perché proibita, e alle poesie in cui Antonia Pozzi cercò sollievo, ripercorrendone le tappe. Queste poesie sono le uniche, fra le sue più di 300, che la poetessa volle organizzare in forma di canzoniere, con un titolo, “La vita sognata”, che rimanda a un destino incompiuto, a una domanda inappagata di felicità.
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L’esistenza di Rina Faccio, in arte Sibilla Aleramo, è segnata da uno stupro e da un matrimonio riparatore che si rivelò peggiore del male. La vita coniugale divenne per lei un inferno, finché non decise di abbandonare il tetto coniugale. “Una donna”, primo manifesto, in Italia, della letteratura femminista, descrive un percorso di autocoscienza che sfocia in un nuovo modello di donna, lontano anni luce dall’iconografia femminile anche recente.
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Unica scrittrice italiana insignita del Premio Nobel per la letteratura e archetipo della letteratura sarda, Grazia Deledda, come raccontò in “Cosima”, dovette vincere non poche resistenze, per potersi dedicare alla sua prepotente passione letteraria. La sua salvezza fu il matrimonio con Palmiro Madesani, che lasciò il suo impiego per consacrarsi interamente al successo della moglie. Il caso era talmente insolito, che Pirandello ci costruì un romanzo.
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Poetesse e scrittrici denunciarono anche lo sfruttamento padronale degli operai e gli incidenti sul lavoro. Ada Negri, cui la pubblicazione di un libro di poesie valse la nomina per chiara fama a insegnante di Lettere in un istituto magistrale di Milano, volle dare voce alle sofferenze degli oppressi, mentre Beatrice Speraz nel romanzo “Tre donne” raccontò la genesi di uno sciopero nelle campagne del pavese.
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Protagonista di questo episodio è la giornalista e scrittrice Emilia Ferretti Viola, in arte Emma. Il suo romanzo “Una fra tante” (1878), ispirato a una storia vera, sollevò un enorme scalpore e portò alla revisione di un assurdo regolamento che, prevedendo la schedatura come prostitute di tutte le donne entrate in una casa di tolleranza, le condannava di fatto a schiave del sesso.
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Matilde Serao fu anche scrittrice sociale, alla Zola. In questo episodio si parla del suo romanzo parlamentare “La conquista di Roma”, illuminante spaccato degli intrallazzi politici del tempo, e soprattutto del suo capolavoro, “Il paese di cuccagna”, incentrato sulla febbre divorante del gioco del lotto, dove la Serao si rivela straordinaria osservatrice della psicologia delle folle.
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Primo dei due episodi dedicati a Matilde Serao, scrittrice prolifica e di successo, candidata al Premio Nobel per la letteratura. Qui, dopo averne ripercorso le vicende biografiche e la carriera giornalistica, si focalizza l’attenzione sulla sua narrativa d’evasione, ricalcata sul modello femminile di “Madame Bovary”, con un approfondimento del romanzo “La virtù di Checchina”.
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Nel secondo Ottocento le scrittrici si dedicarono soprattutto ai generi minori, ovvero alla letteratura per ragazzi e alla narrativa di consumo. Sul primo versante si affermarono in particolare Emma Perodi e Cordelia. Grande successo riscossero i romanzi d’appendice di Carolina Invernizio. Molto letta fu anche Neera, che nella “trilogia della donna giovane” si fece portavoce della condizione femminile.
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