Afleveringen

  • Una ragazza sale sul tram 15 a Milano e vede sul telefono di un dipendente ATM una chat tra colleghi: immagini di passeggere riprese dalle telecamere di bordo, accompagnate da commenti sessisti.

    Da quella scena nasce il caso “Ticinese Staff”: dipendenti sospesi, indagini interne, esposti al Garante Privacy e una domanda che va oltre la cronaca. Cosa succede quando uno strumento pensato per proteggerci diventa un mezzo per guardarci, fotografarci e commentarci?

    In questa puntata di Fuori Scandali ricostruiamo cosa sappiamo, cosa è ancora da chiarire e perché il caso non riguarda solo ATM o Milano, ma il rapporto tra sicurezza, sorveglianza e controllo.



    Fuori Scandali è un podcast di BOATS Sound.

    Con Niccolò Martin, Fabio Ragazzo e Matteo Liuzzi.


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  • A Bari, la storia della Fibronit non finisce con la chiusura della fabbrica. L’amianto resta nell’area di via Caldarola, ma riemerge anche a Torre Quetta, sulla costa, dimostrando che l’incubo è uscito dai confini dello stabilimento ed è arrivato fino al mare.

    In questa seconda parte raccontiamo la lunga battaglia del Comitato Fibronit e di Nicola Brescia: le manifestazioni, il Patto per la Fibronit, lo scontro contro la speculazione edilizia, la messa in sicurezza dell’area e il sogno di trasformare la “fabbrica della morte” in un parco pubblico.

    Nel frattempo, arrivano anche le grandi svolte giudiziarie: le sentenze che riconoscono le responsabilità per le morti causate dall’amianto e confermano che la Fibronit non ha avvelenato solo gli operai, ma anche chi viveva attorno alla fabbrica.

    Una storia di amianto, salute pubblica, giustizia ambientale, memoria civile e ostinazione. Perché ci sono battaglie che durano decenni, ma possono cambiare il destino di una città.

    Dal veleno al Parco della Rinascita: il caso Fibronit di Bari racconta cosa succede quando un quartiere decide di non arrendersi alla polvere, alla burocrazia e al silenzio.



    Questa puntata è parte dello spettacolo realizzato per Response Festival, all'interno del programma culturale "Le Due Bari".

    Scritto da Matteo Liuzzi e Fabio Ragazzo.

    Letto da Loris Leoci.

    Sound design di Michele Granito.

    Regia di Niccolò Martin. 

    Ringraziamo Nicola Brescia e il Comitato Fibronit; Gianmaria Cervo, Matteo Bertolotti e Marco Curci della società cooperativa Teatro Stabile delle Arti Medievali.
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  • Zijn er afleveringen die ontbreken?

    Klik hier om de feed te vernieuwen.

  • A Bari, nel quartiere Japigia, c’era una fabbrica che per decenni ha prodotto fibrocemento con amianto: la Fibronit, poi ricordata da molti come “la fabbrica della morte”.

    Quando chiude, nel 1985, il pericolo non scompare. Resta lì, accanto alle case: tonnellate di materiali contaminati, capannoni abbandonati, polvere esposta al vento e un intero quartiere costretto a convivere con una minaccia invisibile.

    In questa prima parte raccontiamo il caso Fibronit di Bari: la scoperta dell’amianto ancora presente nell’area, l’inchiesta nata dall’associazione Anarres, le prime denunce, il ruolo della Procura e la nascita del Comitato Fibronit.

    Al centro c’è Nicola Brescia, abitante di Japigia, che da semplice cittadino preoccupato diventa una delle voci della battaglia per impedire nuove costruzioni sull’area contaminata e trasformare quel luogo in un parco.

    Una storia di amianto, salute pubblica, giustizia ambientale, speculazione edilizia e memoria civile. Ma soprattutto la storia di una città che ha respirato per anni una polvere capace di uccidere anche molto tempo dopo.



    Questa puntata è parte dello spettacolo realizzato per Response Festival, all'interno del programma culturale "Le Due Bari".

    Scritto da Matteo Liuzzi e Fabio Ragazzo.

    Letto da Loris Leoci.

    Sound design di Michele Granito.

    Regia di Niccolò Martin. 

    Ringraziamo Nicola Brescia e il Comitato Fibronit; Gianmaria Cervo, Matteo Bertolotti e Marco Curci della società cooperativa Teatro Stabile delle Arti Medievali.
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  • Un dipendente Google, una piattaforma di prediction market e più di un milione di dollari vinti scommettendo sul futuro.

    In questa puntata di Fuori Scandali raccontiamo il caso di Michele Spagnuolo, l’italiano residente in Svizzera che online si faceva chiamare AlphaRaccoon e che secondo l’accusa americana avrebbe usato informazioni interne di Google per piazzare scommesse su Polymarket.

    Il punto non è solo la presunta frode. È la domanda più grande: cosa succede quando ogni evento del mondo - elezioni, guerre, classifiche, ricerche online - diventa qualcosa su cui puntare soldi?

    Tra insider information, mercati predittivi e piattaforme globali difficili da regolare, il caso AlphaRaccoon racconta un mondo in cui l’informazione non è più solo potere: è una posizione aperta sul mercato.

    Con Nic, Fabio e Matteo.
    Una produzione BOATS per Scandali.
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  • Il festival più grande d’Italia. Una specie di Coachella a Campovolo. Centomila persone, nomi globali, Travis Scott, Kanye West e la promessa di cambiare per sempre la musica live nel nostro Paese.

    Poi qualcosa si rompe.

    Il festival cambia nome, cambia gestione, cambia identità. I biglietti diventano un caso, i social spariscono e riappaiono, le polemiche crescono. Fino alla decisione del prefetto: i concerti più attesi vengono vietati per motivi di ordine e sicurezza pubblica.

    In questa puntata di Fuori Scandali partiamo dal caso Hellwatt / Pulse of Gaia Festival per raccontare una storia più grande: quella degli eventi venduti come storici prima ancora di esistere davvero. Dal Fyre Festival alla disastrosa esperienza di Willy Wonka a Glasgow, il copione sembra ripetersi: prima l’hype, poi, forse, la struttura.

    Ma a Campovolo succede qualcosa in più. Perché dentro il caos organizzativo entrano la politica, la sicurezza, le proteste contro Kanye West, il tema dell’ordine pubblico e una domanda scomoda: chi decide davvero chi può salire su un palco?



    Fuori Scandali è il podcast di BOATS che parte dalle notizie per capire cosa raccontano del sistema in cui viviamo.

    Le voci sono di Matteo, Fabio e Niccolò.

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  • Nell’ultima puntata della seconda stagione di Dentro Scandali torniamo a Porto Marghera per affrontare la domanda più scomoda: quando si è capito che il CVM era pericoloso? E chi avrebbe potuto fermare tutto?

    Dagli anni del boom economico alle ricerche sulla cancerogenicità del cloruro di vinile, dalle denunce di Gabriele Bortolozzo al maxi-processo contro i vertici Montedison ed Enichem, questa puntata ricostruisce la storia di una conoscenza che esisteva, ma che per troppo tempo è stata minimizzata, ignorata o gestita come un problema industriale.

    Porto Marghera non è solo la storia di una fabbrica che inquina. È la storia di operai ammalati, di una laguna contaminata, di una bonifica ancora incompleta e di una domanda che resta aperta: quando profitto e salute entrano in conflitto, chi decide quale dei due vale di più?



    Dentro Scandali è il podcast di BOATS che approfondisce e analizza i casi raccontati in Scandali, separando i fatti per capire ciò che spesso resta invisibile.

    Scandali è un podcast originale BOATS, scritto da Matteo Liuzzi, diretto da Niccolò Martin e prodotto da Fabio Ragazzo.

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  • Per decenni Porto Marghera è stata il simbolo del progresso industriale italiano: fabbriche, lavoro, salari sicuri, futuro.

    Poi, dietro quella promessa, sono emersi i nomi degli operai morti, le diagnosi, i tumori, il cloruro di vinile, gli scarichi tossici nella laguna di Venezia.

    Al centro di questa storia c’è Gabriele Bortolozzo, operaio del Petrolchimico, che per anni raccoglie documenti e testimonianze per dimostrare che quelle morti non erano casuali. Nel 1994 consegna il suo dossier al magistrato Felice Casson. Da lì nasce una delle più grandi inchieste ambientali della storia italiana: il maxi processo di Porto Marghera.

    Una storia di lavoro, salute negata, silenzi industriali e giustizia arrivata troppo tardi.



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  • Megan Gale può tornare in uno spot di telefonia dopo essere stata per anni il volto di Vodafone? O una parte della sua immagine appartiene ancora al brand che l’ha resa famosa?

    In questa puntata di Fuori Scandali partiamo dalla nuova campagna Iliad con Megan Gale: “Poche cose sono per sempre”.

    Una scelta costruita su un ricordo molto preciso: gli spot Omnitel e Vodafone tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, quando Megan Gale diventa una delle immagini più riconoscibili della pubblicità italiana.

    Fastweb, oggi legata al marchio Vodafone Italia, reagisce e porta il caso davanti al Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria. Secondo Fastweb, Iliad non sta usando solo una testimonial: sta sfruttando una memoria pubblicitaria costruita da Vodafone in anni di investimenti, spot e immaginario collettivo.

    Il ricorso viene respinto. La campagna può continuare. Ma la domanda resta: quando un brand trasforma una persona in un simbolo, quel simbolo continua ad appartenergli anche dopo la fine del contratto?

    Dentro questa storia ci sono nostalgia, marketing, diritto all’immagine e una questione sempre più attuale: cosa succede quando il volto di una persona diventa un asset?



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  • Khaby Lame è davvero diventato quasi miliardario? O il “miliardo” era soprattutto una valutazione di carta?

    In questa puntata di Fuori Scandali partiamo dall’operazione annunciata da Rich Sparkle Holdings, società di Hong Kong quotata al Nasdaq, per acquisire il business legato a Khaby Lame: 975 milioni di dollari dichiarati, non in contanti ma in azioni.

    Khaby Lame è il creator diventato famoso su TikTok durante il lockdown: cresciuto a Chivasso, rimasto senza lavoro in fabbrica, ha costruito un linguaggio globale senza quasi dire una parola. Video semplicissimi, uno sguardo in camera, le braccia aperte per smontare soluzioni inutilmente complicate. In pochi anni è diventato il creator più seguito al mondo su TikTok.

    Ma dentro questa storia non c’è solo la creator economy. C’è finanza, c’è AI, c’è il Nasdaq, e c’è il progetto di un clone digitale: un gemello artificiale capace di replicare volto, voce, gestualità e presenza commerciale di Khaby.

    Poi però il titolo Rich Sparkle crolla. L’operazione sembra non chiudersi nei termini annunciati. E il “miliardo” che aveva fatto notizia sparisce dal racconto pubblico con molte meno spiegazioni di quante ne avesse ricevute all’inizio.

    Cosa succede quando una persona diventa un asset, il suo volto diventa vendibile e il mercato prova a separare l’immagine dal corpo che l’ha resa famosa?



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  • Nel febbraio 2010 qualcuno entra nell’ex raffineria Lombarda Petroli di Villasanta e apre le valvole di alcuni serbatoi.

    Milioni di litri di idrocarburi finiscono nelle fogne, raggiungono il depuratore di Monza San Rocco, poi il Lambro, poi il Po. In poche ore, un fiume diventa nero.

    Ma in questa puntata di Dentro Scandali non ci fermiamo al sabotaggio. Perché l’onda nera del Lambro non comincia davvero quella notte.

    Comincia molto prima: in un fiume già ferito da decenni di scarichi industriali, in un’ex raffineria chiusa ma ancora piena di materiale pericoloso, in un’area sospesa tra bonifiche rinviate, progetti immobiliari, controlli insufficienti e responsabilità difficili da afferrare.

    Seguiamo l’emergenza lungo il suo percorso: Monza, Melegnano, San Zenone, Sant’Angelo Lodigiano, Isola Serafini. Ogni punto diventa una trincea provvisoria. Ogni decisione arriva mentre il petrolio continua ad avanzare.

    E dentro questa corsa c’è la domanda più difficile: chi paga per un fiume morto?

    Paga chi ha aperto le valvole?
    Paga l’azienda?
    Paga lo Stato?
    Pagano i comuni?
    O, come spesso accade nei disastri ambientali, pagano soprattutto quelli che non hanno deciso nulla: il fiume, gli animali, gli agricoltori, i cittadini, i territori.

    Perché l’emergenza dura pochi giorni.
    La bonifica dura anni.
    E il conto arriva sempre quando le telecamere se ne sono già andate.

    Il vero scandalo del Lambro non è solo il petrolio nel fiume.
    È scoprire che un bene comune può essere distrutto in una notte, ma può non bastare una vita intera per ripararlo.



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  • In questa puntata di Scandali partiamo da un fiume che diventa nero.

    Siamo in Lombardia, febbraio 2010. Alle prime ore del mattino, nel depuratore di Monza San Rocco, qualcosa va storto. Le vasche iniziano a riempirsi di una sostanza scura, oleosa, maleodorante. Non è pioggia. È petrolio.

    In poche ore, quella massa finisce nel Lambro.

    Il fiume attraversa la Brianza, passa da Monza, corre verso Milano, Melegnano, Lodi, fino a raggiungere il Po. L’acqua si copre di idrocarburi, gli animali muoiono, le sponde vengono contaminate, le squadre di emergenza provano a fermare un’onda nera che sembra impossibile da contenere.

    Ma questa non è solo una storia di petrolio.

    È la storia di un’ex raffineria, la Lombarda Petroli di Villasanta. Di un sito industriale che non produce più da anni, ma continua a custodire milioni di litri di combustibile. Di un’area degradata, di controlli insufficienti, di interessi economici, progetti immobiliari, bonifiche mai davvero risolte.

    All’inizio si parla di vandalismo. Poi di sabotaggio. Poi emerge una domanda ancora più inquietante: e se quel disastro fosse servito a nascondere qualcosa?

    Ricostruiamo la corsa dell’onda nera dal Lambro al Po, le ore decisive dell’emergenza, le indagini sulla Lombarda Petroli, il processo, le condanne, i risarcimenti mai davvero pagati e l’eredità legislativa di uno dei più gravi disastri ambientali italiani degli ultimi decenni.

    Perché il caso del Lambro non racconta solo un fiume avvelenato.

    Racconta cosa succede quando il passato industriale resta lì, abbandonato, pieno di sostanze pericolose, in attesa che qualcuno ne paghi il prezzo.



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  • Alessandro Giuli ha revocato due figure chiave del suo staff al Ministero della Cultura: Emanuele Merlino, capo della segreteria tecnica, ed Elena Proietti, sua segretaria personale. Una decisione arrivata dopo il caso del documentario su Giulio Regeni escluso dai finanziamenti pubblici, che il ministro avrebbe scoperto dai giornali. Ma dietro quella revoca c’è molto più di una crisi interna.

    In questa puntata di Fuori Scandali partiamo dalla notizia per capire cosa c’è sotto: il documentario su Regeni, i fondi negati, il ruolo delle commissioni ministeriali, le tensioni dentro il Ministero della Cultura, il peso del cinema, del tax credit, delle nomine e delle correnti politiche. E poi la domanda più grande: chi decide davvero quali storie lo Stato sostiene?

    Perché la cultura non è solo musei, cinema, libri e bellezza. È anche potere, risorse pubbliche, identità, consenso e controllo simbolico. E quando una scelta apparentemente tecnica riguarda Giulio Regeni, quella scelta smette subito di essere solo tecnica.

    Il caso Giuli racconta un ministero attraversato da guerre interne, fragilità politiche e battaglie di potere. Un luogo in cui ogni finanziamento può diventare un segnale, ogni nomina una prova di forza, ogni errore una resa dei conti.

    Perché non cadi solo quando sbagli, cadi quando si capisce che non controlli più la stanza.



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  • Nicole Minetti ha ricevuto la grazia dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una decisione arrivata per ragioni umanitarie, legate alla salute del figlio adottato in Uruguay. Ma dopo le inchieste giornalistiche e le verifiche avviate in Italia, quella grazia è diventata un caso politico, giudiziario e istituzionale.

    In questa puntata di Fuori Scandali partiamo dalla notizia per capire cosa c’è sotto: la condanna di Nicole Minetti, il ritorno dell’ombra del Ruby-gate, il ruolo del Ministero della Giustizia, i dubbi sull’istruttoria, le domande sull’adozione in Uruguay e il cortocircuito tra compassione, potere e responsabilità pubblica.

    Perché una grazia non è solo un atto individuale. È una decisione dello Stato. E quando emergono dubbi sui presupposti che l’hanno resa possibile, la domanda non riguarda più solo Nicole Minetti.

    Riguarda il modo in cui il potere controlla sé stesso.

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  • In questa puntata di Dentro Scandali torniamo sulla crisi della Xylella, il batterio che ha trasformato milioni di ulivi in scheletri secchi e ha cambiato per sempre il paesaggio della Puglia.

    Ma qui non raccontiamo solo cosa è successo.
    Proviamo a capire come è successo.

    Perché mentre il contagio avanzava, si è aperta una frattura profonda: tra scienza e politica, tra istituzioni e cittadini, tra chi chiedeva interventi immediati e chi parlava di complotto.

    Analizziamo i passaggi chiave della gestione dell’emergenza:
    le decisioni ritardate, le resistenze locali, la diffusione di teorie alternative, il ruolo dei media e della comunicazione pubblica.

    E soprattutto ci facciamo una domanda:quando una crisi scientifica diventa una crisi di fiducia, cosa succede davvero?

    Perché il caso Xylella non riguarda solo gli ulivi.Riguarda il modo in cui reagiamo, come società, quando i fatti smettono di essere condivisi.



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  • In questa puntata di Scandali partiamo da alberi che muoiono.

    Siamo in Puglia, nel Salento. Ulivi secolari che per centinaia di anni hanno resistito a tutto iniziano a seccarsi. Le foglie diventano marroni, i rami si svuotano, intere distese cambiano volto.

    È l’inizio di una delle più grandi crisi ambientali della storia recente italiana.

    La causa è un batterio: la Xylella fastidiosa. Invisibile, ma capace di diffondersi rapidamente, trasportato da insetti che si nutrono della linfa delle piante. In pochi anni, milioni di ulivi vengono colpiti.

    Ma questa non è solo una storia scientifica.

    Attorno alla Xylella esplode uno scontro: tra scienziati e politica, tra istituzioni e cittadini, tra chi chiede interventi immediati e chi mette tutto in discussione.

    Indagini, proteste, abbattimenti contestati.E una domanda che resta aperta: si poteva fermare prima?

    Ricostruiamo la diffusione del batterio e i passaggi chiave di una crisi che ha trasformato un’emergenza agricola in un caso nazionale.

    Perché la Xylella non è solo una malattia degli alberi.È il punto in cui scienza, paura e comunicazione smettono di andare nella stessa direzione.



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  • Fuori Scandali BIO è lo spin-off in cui prendiamo una figura pubblica del mondo italiano e la usiamo come lente per leggere qualcosa di più grande: potere, privilegio, caduta, reputazione, giustizia.

    In questa puntata partiamo da Alberto Maria Genovese, imprenditore digitale, fondatore di Facile.it e simbolo di una nuova generazione di successo costruito online. Un’ascesa velocissima, il denaro, il lusso, le feste private nel cuore di Milano, poi il crollo improvviso: l’arresto, le accuse gravissime, il carcere, un processo che diventa subito anche mediatico.

    Ma più la guardi da vicino, più questa non è solo la storia di Genovese.

    È il ritratto di un ambiente chiuso, in cui il potere economico crea contesti in cui tutto sembra possibile, in cui i confini si spostano senza essere mai davvero dichiarati, e in cui certe dinamiche diventano normalità prima ancora di essere messe in discussione.

    Ricostruiamo i passaggi chiave della sua parabola per arrivare alla domanda più profonda che questa storia ci lascia: cosa succede quando il potere personale sfugge a ogni controllo, e quanto pesa davvero la responsabilità individuale quando tutto crolla?



    Con le voci di Fabio, Matteo e Niccolò.Prodotto da BOATS – Based On A True Story.

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  • Fuori Scandali BIO è lo spin-off in cui prendiamo una figura pubblica del mondo italiano e la usiamo come lente per leggere qualcosa di più grande: potere, privilegio, caduta, reputazione, giustizia.

    In questa puntata partiamo da Silvio Scaglia, imprenditore simbolo della new economy italiana, fondatore di Fastweb e protagonista di una delle vicende giudiziarie più clamorose degli ultimi decenni. Un’ascesa rapidissima, il successo internazionale, poi l’arresto improvviso, il carcere, gli arresti domiciliari e un processo durato otto anni.

    Ma più la guardi da vicino, più questa non è solo la storia di Scaglia.

    È il ritratto di un sistema in cui un’accusa può diventare una sentenza pubblica molto prima del processo, in cui la gogna arriva subito e la riparazione, quando arriva, quasi non si vede.
    Ricostruiamo i passaggi chiave della sua parabola per arrivare alla domanda più profonda che questa storia ci lascia: che cosa succede quando l’errore di un sistema giudiziario e mediatico travolge una persona, e quanto costa davvero uscirne anche da innocenti?



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  • Nel 1985, in una valle del Trentino, una massa di fango e detriti travolge tutto in pochi secondi.
    Ma in questa puntata di Dentro Scandali non ricostruiamo solo il crollo della Val di Stava.

    Rallentiamo la storia per capire come un disastro così rapido possa essere il risultato di anni di decisioni, omissioni e controlli mancati.

    Partiamo dal nodo più inquietante: la distanza tra ciò che era visibile (due bacini di decantazione sopra un paese) e ciò che davvero rappresentavano.
    Strutture fragili, caricate oltre ogni limite, sostenute da equilibri precari che nessuno ha fermato in tempo.

    Analizziamo il ruolo delle autorizzazioni, delle verifiche tecniche, delle responsabilità distribuite lungo tutta la filiera: dalla gestione dell’impianto fino agli enti chiamati a controllare.
    Un sistema in cui ogni passaggio sembra corretto preso singolarmente, ma che nel complesso costruisce le condizioni perfette per il disastro.

    Ma Stava è anche il racconto di un meccanismo più profondo: quando il rischio è noto ma normalizzato, quando i segnali deboli non vengono interpretati come urgenza, la catastrofe non arriva all’improvviso.
    Arriva lentamente, molto prima del momento in cui diventa visibile.

    Perché il vero scandalo non è solo il crollo.È tutto quello che lo rende possibile.



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  • È il 19 luglio 1985. Val di Stava, Trentino. Pochi minuti dopo mezzogiorno, qualcosa cede. Poi cede di nuovo.

    Due bacini pieni di scarti minerari collassano uno sull’altro. E quello che si libera non è acqua: è una massa di fango, sabbia e detriti che scende a valle a quasi 90 km all’ora.

    In pochi minuti cancella alberghi, case, persone.
    268 morti.

    Da qui torniamo indietro. Alla miniera, alla costruzione dei bacini, alle modifiche, ai controlli. E poi ai segnali: instabilità, anomalie, scelte tecniche sempre più fragili.

    Perché Stava non è solo una tragedia.

    È un disastro che non nasce in quel giorno. Nasce molto prima. In una catena di decisioni, responsabilità e omissioni che si accumulano nel tempo, fino a diventare inevitabili.



    Scandali è un podcast originale BOATS, scritto da Matteo Liuzzi, diretto da Niccolò Martin e prodotto da Fabio Ragazzo.La voce narrante è di Paolo Cresta.Segui Scandali su TikTok, Instagram, YouTube e Spotify: @scandalipodcastPer messaggi: [email protected]
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  • Fuori Scandali BIO è lo spin-off in cui prendiamo una figura pubblica del mondo italiano e la usiamo come lente per leggere qualcosa di più grande: potere, privilegio, caduta, identità.
    Non solo la biografia di una persona, ma il sistema culturale, familiare e sociale che quella storia rende visibile.

    In questa puntata partiamo da Lapo Elkann, il volto più imprevedibile della dinastia Agnelli. Una vita fatta di eccessi, crisi pubbliche, fughe, rinascite e continue riscritture di sé.

    Ma più la guardi da vicino, più questa non è solo la storia di Lapo.
    È il ritratto del peso di un cognome, della pressione dello sguardo pubblico e del confine sottile tra protezione familiare e gabbia personale.

    Ricostruiamo i passaggi chiave della sua parabola per arrivare alla domanda più profonda che questa storia ci lascia:

    Quanto di ciò che diventiamo è davvero una scelta, e quanto nasce dal sistema in cui siamo cresciuti?



    Con le voci di Fabio, Matteo e Niccolò.Prodotto da BOATS – Based On A True Story.Seguici su YouTube, TikTok, Instagram e Spotify: @ScandaliPodcastPer messaggi: [email protected]
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