Afleveringen

  • VIDEO: Sal Da Vinci all'Eurovision ➜ https://www.youtube.com/watch?v=OknnSe8SG8Q

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8552

    SAL DA VINCI ALL'EUROVISION: QUANDO UN ITALIANO PIACE AL MONDO, PERCHE' CI VERGOGNIAMO?
    di Simona Bimbi

    Ci sono occasioni in cui il successo di un italiano all'estero dovrebbe suscitare almeno un moto spontaneo di soddisfazione. Non necessariamente entusiasmo unanime, perché gusti e sensibilità possono essere diversi, ma almeno la capacità di riconoscere quando qualcosa di nostro viene accolto con simpatia, interesse e perfino ammirazione. E invece accade spesso il contrario: appena un artista, un simbolo o un tratto della nostra identità ottiene un consenso internazionale, una parte d'Italia sente il bisogno di prenderne le distanze, sminuirlo, quasi di vergognarsene. È una specie di riflesso condizionato, un'autodenigrazione preventiva che scambia il disprezzo per intelligenza e la freddezza per raffinatezza.
    Dopo aver visto i commenti su Sal Da Vinci all'Eurovision Song Contest appena concluso mi viene da chiedere: ma perché noi italiani dobbiamo sempre lamentarci? Capisco che una canzone di musica leggera non è sicuramente un tema di fondamentale importanza, ma mi ha sollevato un po' di indignazione.
    Tutto il mondo interessato alla musica parla dell'esibizione all'Eurovision del vincitore di Sanremo e, anche se ci sono pareri non favorevoli perché troppo anni '80, tutti ne riconoscono l'energia positiva, allegra, autentica e geniale... perché, diciamocelo, la gonna della sposa-ballerina che si stacca e diventa una bandiera italiana è un autentico colpo di genio! Infatti il boato del pubblico presente è stato uno dei più forti di tutte le esibizioni!
    Sal Da Vinci è l'artista con più visualizzazioni e ascolti sul web di tutto l'Eurovision, molto avanti rispetto alla vincitrice bulgara! Solo su YouTube hanno guardato il video di Sal più di 26 milioni di volte!
    LE CRITICHE
    E da noi in Italia c'è qualcuno che lo ha accusato di portare in Europa canzoni da matrimoni della Camorra o nella migliore delle ipotesi di portare i vecchi stereotipi di pizza e mandolino! Poi ovviamente la canzone può piacere o non piacere e per fortuna ci sono anche giornali italiani che ne parlano bene, ma questi brutti commenti cosa c'entrano?!
    Noi un tempo eravamo un'eccellenza mondiale in tanti campi, un'eccellenza sempre più difficile da mantenere o che ormai è purtroppo svanita e una volta che ci riconoscono un primato a livello europeo, se non globale, cosa facciamo? Ci vergogniamo!
    Qual è il problema se a molti è piaciuto Sal Da Vinci?! Che ha parlato di matrimonio davanti a Dio e per giunta per tutta la vita? Che ha messo in scena l'emozione che dà la celebrazione di un matrimonio? Che ha portato una canzone neomelodica e non con tutte quelle sonorità che vanno di moda ora? Che ha fatto più di 30 anni di gavetta e quindi era il più anziano in gara? Gavetta che, fra l'altro, si vedeva bene nel modo di cantare, anche se non perfetto, nel modo di stare sul palco e di coinvolgere il pubblico, che forse gli altri avevano meno.
    Cosa altro può aver dato noia? Che è arrivato a Vienna con moglie, figli, nipoti e genero? E così ricorda che la famiglia unita esiste ancora e ti sostiene nella gioia, ma anche quando non si ha tutto questo successo perché non avendo mai cambiato moglie lui ha sempre avuto accanto le solite persone.
    Forse dà noia il fatto che ricorda che esiste ancora un'Italia affidabile? In un'intervista Sal ha detto che il suo verso preferito è: "Con la mano sul petto io te lo prometto davanti a Dio" perché "per me le promesse sono importanti". E in un mondo dove il rispetto di promesse elettorali, promesse matrimoniali o semplicemente promesse di riservatezza su un segreto di un amico, sembra dimenticato, lui con la sua semplicità dà una bella lezione a tante, troppe persone.
    LA RISPOSTA DI SAL
    Ma forse la risposta a tutte queste critiche nostrane, spesso di sinistra, l'ha data Sal Da Vinci stesso dichiarando in un'intervista: "Quando gli italiani fanno gli italiani, si sprigiona una forza incredibile!" Una forza che, indipendentemente dalle inclinazioni personali o geografiche (perché non abbiamo modi di fare identici in tutte le zone d'Italia), ci accomuna tutti e ci rende riconoscibili e apprezzati in tutto il mondo: la geniale simpatia che, senza troppo sforzo, porta un po' di sana allegria! E credo che l'allegria sia una di quelle caratteristiche che più possono portare a Dio!
    In fondo, il punto non è stabilire se Sal Da Vinci debba piacere a tutti, né trasformare una gara musicale in una questione di patriottismo obbligatorio. Il punto è imparare a guardare con maggiore onestà ciò che accade: se un artista italiano conquista il pubblico europeo con una proposta popolare, piena di gioia di vivere e riconoscibile, non c'è nulla di cui vergognarsi. Anzi, forse c'è qualcosa da riscoprire: vi pare che non ci sia bisogno di gioia di vivere in questo mondo?! E allora ben venga chi, senza complessi, porta sul palco un'Italia che sorride, canta e non chiede scusa di esistere.
    Grazie Sal Da Vinci che hai portato un po' di gioia e di normalità sul palco, in uno scenario (quello europeo) che ultimamente ha ben poco di allegro e normale. E pazienza per quegli italiani che, criticandoti e basta, rinunciano ad essere fieramente italiani!

  • VIDEO: Chuck Norris ➜ https://www.youtube.com/watch?v=Q8j85-Aj_xk

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8489

    CHUCK NORRIS, IL ''DURO'' CHE NON SI VERGOGNAVA DI GESU' CRISTO
    di Don Stefano Bimbi

    La morte di Chuck Norris, avvenuta in un'isola delle Hawaii il 19 marzo a 86 anni, chiude una parabola singolare: quella di un uomo di spettacolo che, pur immerso nel circo di Hollywood, non si vergognò di parlare di Gesù. E già questo, nel deserto morale dell'Occidente contemporaneo, basta a distinguerlo da un'intera folla di divi, influencer, artisti e saltimbanchi che trovano sempre il coraggio di bestemmiare il cristianesimo, ma mai quello di professarlo.
    Chuck Norris era protestante evangelico, ma mentre non pochi cattolici arrossiscono davanti al Vangelo, un attore di film d'azione trovava ancora la forza di dire che senza Dio la vita perde il suo ordine. In un articolo del 2008 aveva dichiarato che l'aborto «non riguarda il diritto di scelta della donna, ma il diritto fondamentale alla vita».
    Norris veniva da un'America in cui parole come disciplina, virilità, onore, patria e responsabilità non erano ancora state completamente consegnate alla caricatura progressista. Prima campione di karate, poi volto simbolo del cinema d'azione, costruì la propria fama tra combattimenti, giustizieri, soldati, uomini duri e inflessibili. Da The Way of the Dragon a Missing in Action, da Invasion U.S.A. a The Delta Force, fino a Walker Texas Ranger, una delle fiction più viste degli anni Novanta, incarnò un tipo umano oggi quasi proibito: il maschio che non chiede scusa di esistere.
    Nei trenta film nel ruolo di protagonista Chuck Norris ha incarnato precisamente quello che il mondo moderno odia: l'uomo virile, l'autorità, la morale, la difesa degli innocenti e dell'ordine che non si conserva con le chiacchiere sociologiche, ma con l'uso della forza, anche fisica, al servizio del bene. Il sistema liberal-progressista tollera tutto, tranne la normalità; assolve ogni perversione, ma non perdona la rettitudine; celebra ogni trasgressione, ma considera provocatorio un uomo che parli di Dio, di famiglia, di disciplina e di valori tradizionali. Norris, con il suo stile diretto e senza vergogna, risultava insopportabile alla mentalità contemporanea proprio perché ricordava una verità elementare: una civiltà può sopravvivere solo se conserva forza morale, senso del dovere e un riferimento superiore all'ego individuale.
    L'APPOGGIO AL PARTITO REPUBBLICANO
    Anche sul piano politico, non si allineò al catechismo laicista imposto dall'oligarchia culturale. Fu conservatore, patriottico, estraneo alle liturgie del politicamente corretto. E questo bastò a renderlo sospetto agli occhi di chi pretende di impartire lezioni di umanità mentre benedice aborto, dissoluzione familiare, corruzione dei costumi, ideologia gender e disprezzo sistematico della legge naturale. Ha sempre sostenuto i candidati repubblicani alla Casa Bianca. Nel 1984 aveva detto al New York Times di essere «un grande ammiratore di Ronald Reagan». Ha sostenuto sia Bush padre che Bush figlio. Nel 2012 si era schierato con Mitt Romney, dicendo che gli Stati Uniti avrebbero avuto «mille anni di tenebre» se Obama fosse stato rieletto. Nel 2016 si era espresso a favore di Trump che, appresa la notizia della morte ha commentato: «Chuck Norris era un bravo ragazzo. Era davvero un duro. Non avresti voluto sfidarlo, te lo dico. Era un mio grande sostenitore».
    Il 7 aprile 2009 pubblicò un articolo dove commentava il fatto che molte persone ignoravano le convinzioni religiose di Barack Obama lamentando «il clima di "correttezza politica" che serpeggia per l'intero paese, nel quale le persone hanno paura di manifestare le proprie convinzioni, temendo accuse di intolleranza».
    Pur dichiarandosi a favore della libertà di religione, scriveva che «è un dovere, e un privilegio, e nell'interesse della nostra nazione cristiana, quello di scegliere e preferire cristiani per i ruoli di governo» non dovendo dimenticare che «siamo nati come nazione cristiana». Norris non aveva paura a scrivere: «Come George Washington, non credo che un qualunque standard civile o morale potrà essere mantenuto rinunciando a un fondamento religioso», e poi sottolineava: «soprattutto, credo nei vari e tanto poetici articoli del Credo degli Apostoli: Credo in Dio Padre Onnipotente, Creatore del cielo e della terra, e in Gesù Cristo suo unico figlio», proseguendo con il testo del Credo per intero.
    CHI HA PAURA DI GESÙ?
    Tornando poi a criticare Obama scriveva: «Non c'è spazio per le esitazioni a cui abbiamo assistito nella Settimana Santa. Gesù è il suo nome, e credo che sia venuto in questo mondo per morire per i peccati dell'umanità, che chiunque creda in lui avrà la vita eterna - faccio pubblicamente questa professione di fede oggi esattamente come ritenni opportuno di farla anni fa». «Obama ha forse paura della parola "Gesù"? Io no, e spero sia lì che trovi dimora il mio cuore e la mia mente durante questo periodo in cui un miliardo di persone nel mondo vanno commemorando la sua Via Dolorosa. Piuttosto che chiederci quale sia la religione di Obama, cerchiamo di capire bene quale sia la nostra». Invitava infine i credenti a non vergognarsi della propria religione, ma anzi a proclamarla pubblicamente, come peraltro faceva lui che infatti concludeva l'articolo dicendo «Questa è l'America e questo è ciò che ancora fa di noi una grande nazione. In God we trust».
    Naturalmente nessuno pensi di arruolare Chuck Norris in un pantheon cattolico che non gli appartiene. Non servono agiografie sciocche, né ecumenismi sdolcinati. Un cattolico deve restare cattolico anche davanti alla morte di una celebrità che non ha avuto paura di annunciare la sua fede cristiana. Ma bisogna riconoscere che la morte di Chuck Norris non è soltanto la fine di una stagione cinematografica. È un rimprovero provvidenziale. Non a lui, che ora è consegnato al giudizio di Dio, davanti al quale ogni uomo compare nella verità nuda, senza celebrità, senza meme, senza adulazioni. Ma a noi. A noi cattolici del tempo della crisi. A noi figli di un'epoca che ha smesso di combattere. A noi, troppo spesso più preoccupati di essere tollerati dal mondo che di essere trovati fedeli da Cristo. Chuck Norris non era cattolico, ma almeno era un cristiano che non si vergognava di esserlo. E questa, nel tempo dei tiepidi, è già una condanna per molti.
    Nota di BastaBugie: dagli anni 2000 Chuck Norris è divenuto molto popolare tra i giovani in internet grazie a notizie inventate e volutamente inverosimili che lo fanno assomigliare a un dio. Questo filone goliardico è denominato in America "Chuck Norris facts" ed è stato diffuso in Italia da La Zanzara, il programma radiofonico di Giuseppe Cruciani. Nel seguente video si possono ascoltare alcuni esempi.

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  • VIDEO: Risk It All ➜ https://www.youtube.com/watch?v=lY5V4hSLWY8

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8479

    COME SAL DA VINCI A SANREMO, BRUNO MARS CONQUISTA L'AMERICA
    di Raffaella Frullone


    Che il pop tornasse a cantare il matrimonio non era esattamente la previsione più scontata del nostro tempo. E invece sta accadendo. Se da noi il successo del brano di Sal Da Vinci a Sanremo ha mandato in tilt l'intellighenzia liberal - che vede come fumo negli occhi quel "Per sempre sì", con tanto di stacchetto che mette in evidenza l'anello nuziale e la promessa davanti nientepopodimeno che a Dio - negli Stati Uniti sta succedendo qualcosa di molto simile, ma probabilmente di portata ben maggiore.
    Protagonista è Bruno Mars, con la sua Risk It All, ovvero "Giocati tutto", una ballata romantica che racconta una storia semplice quanto ormai controcorrente: una coppia che decide di sposarsi e di affrontare insieme il tempo, le difficoltà, la vita, buttando il cuore oltre l'ostacolo. Non l'amore liquido e intermittente che domina da anni la narrativa pop, non la fluidità sentimentale, ma una promessa che guarda all'eternità.
    C'è da dire che Mars ha già onorato l'antica arte di donarsi tutta la vita con il suo successo del 2010 "Marry you", diventato la colonna sonora di molte proposte di matrimonio, soprattutto quelle che corrono sui social, un brano vivace e orecchiabile diventato presto coreografia.
    In questo caso si va anche oltre, nel videoclip, in cui domina l'estetica romantica e cinematografica, ci sono alcuni dettagli che non sono passati inosservati: la location è una chiesa disseminata di statue dei santi, con una Madonna in bella vista, inoltre nei primi istanti della clip si intravedono un rosario e la Medaglia Miracolosa. Ma poi è lo stesso Mars mostrarsi seduto fuori e dentro la chiesa mentre suona la chitarra portando al collo quella stessa medaglia insieme a un crocifisso. Un immaginario esplicitamente cattolico dentro un prodotto pop globale: decisamente fuori dal comune.
    Naturalmente nessuno pensa che Bruno Mars stia facendo teologia. Ma il segnale culturale resta interessante: nel pieno di un'epoca che racconta soprattutto relazioni fragili e fluide, senza prospettiva sul futuro, arrivano non una ma due canzoni che mettono in musica matrimonio e fedeltà.
    E se da noi, dopo Sanremo, il pubblico ha trasformato il ritornello di Per sempre sì in un coro collettivo - cantato in piazza e soprattutto sui social - con Risk It All si prevede qualcosa di simile.

    RISK IT ALL
    To hold your hand and call you mine
    I'm tryna be your man 'til the end of time
    Oh, I'll do anything, anything you ask me to
    I would run through a fire
    Just to be by your side
    If your heart's on the line
    You could take mine
    Per tenerti la mano e chiamarti mia
    Cercherò di essere il tuo uomo fino alla fine dei tempi
    Farò qualsiasi cosa, qualsiasi cosa mi chiederai
    Correrei attraverso il fuoco
    Solo per essere al tuo fianco
    Se il tuo cuore è in gioco
    Potresti prendere il mio.

    L'AMORE PUÒ DURARE IN ETERNO
    Da Napoli a Hollywood, da Sanremo alle classifiche americane, sembra emergere lo stesso filo rosso: dopo anni di storie usa-e-getta e amori a tempo determinato, il pop ricomincia a flirtare con l'idea che l'amore possa durare. Addirittura in eterno. Forse è solo una coincidenza musicale.
    Oppure è il segnale di qualcosa di più semplice e profondo: anche nella cultura più disincantata resta una nostalgia ostinata per l'amore vero, quello indissolubile. E se perfino il pop ricomincia a cantarlo, forse è la volta buona che si ricominci a sposarsi.

  • VIDEO: Per sempre sì - Sal Da Vinci ➜ https://www.youtube.com/watch?v=4Q4Ga2Pb5MY

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8469

    NON GUARDO SANREMO MA... HO VISTO UNA PICCOLA LUCE!
    di Simona Bimbi

    Premetto che non mi siedo sul divano a guardare Sanremo da almeno 10 anni, ma di botta o di rimbalzo, quella settimana lì tutti noi qualcosa su Sanremo veniamo sempre a sapere.
    Quest'anno ho sentito di un balletto che tutti rifanno sui social che includeva indicare la fede nuziale... incuriosita ho scoperto che tra i concorrenti in gara c'era un certo Sal Da Vinci, che portava una canzone sul matrimonio dedicata alla moglie, sposata nel 1992. Confesso che non sapevo chi fosse il cantante, come più della metà di quelli in gara... ma d'altra parte ho passato i 40 anni e per fortuna le nuove generazioni con il microfono in mano e molto alternative mi sono più o meno sconosciute!
    Sal Da Vinci non è sicuramente un giovane ma ho ascoltato la sua canzone, che ha una melodia più facile per le mie orecchie e appena terminato l'ascolto ho pensato: "Che cosa fantastica sarebbe se quest'anno vincesse lui!”
    Sì forse porta in gara una canzonetta senza lode né infamia ma almeno che parla di una normalità che ormai pare in disuso: un uomo e una donna che si innamorano e decidono di passare insieme tutta la vita, coronando il loro sogno con un matrimonio davanti a Dio... Ma figurati, se in questo mondo così politicamente corretto può vincere una canzone così "banale"... E invece domenica ho letto che aveva vinto proprio lui!!! Non ci potevo credere!!!
    Non sono un critico musicale quindi le mie considerazioni non hanno un gran valore, lo so, ma in questa vittoria mi piace leggerci un urlo unanime di tutti quelli che non ne possono più di tutto questo politicamente corretto con baci saffici, uomini vestiti da donna, coppie non più coppie alla Ilary e Totti, di tutta questa musica tremendamente alternativa che, con sonorità poco piacevoli, parlano insistentemente di sesso sfrenato con chiunque, di violenza, di odio, di disperazione, ecc.
    Volendo essere precisi, di sesso parla anche Sal Da Vinci ("Litigare e far l’amore poi che male c’è"), ma un sesso sicuramente più sano di chi a Sanremo nel 2023 ha cantato: "Ormai nemmeno facciamo l’amore / Direi piuttosto che facciamo l’odio".
    E anche Sal Da Vinci parla di momenti difficili ma non con disperazione come fanno tante canzoni degli ultimi tempi ma dicendo più poeticamente: "Perché un amore, non è amore per la vita / Se non ha affrontato la più ripida salita".
    Poi al televoto ha preso più voti il secondo classificato? E pazienza... alle 1,00 di notte per votare possono essere svegli principalmente solo i giovani della notte a cui piace di più il secondo! Ma nelle giurie di Sala stampa e della Radio ha vinto Sal... come a dire: "Anche se noi per lavorare dobbiamo stare nel politicamente corretto... però non se ne può più nemmeno noi perché... quando è troppo è troppo!" E se è troppo per loro... figuriamoci per noi comuni mortali!!!
    Insomma magari mi sono entusiasmata troppo per una canzonetta ma mi auguro che Dio prenda una piccola cosa come questa vittoria per toccare il cuore di tante persone in modo da migliorare un po' questo mondo e spero che Dio premi con un matrimonio lungo chi oggi ha avuto il coraggio di cantare: Con la mano sul petto / io te lo prometto / Davanti a Dio / saremo io e te / da qui / sarà per sempre sì.

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8290

    PIPPO BAUDO E' MORTO CON IL CONFORTO DEI SACRAMENTI
    È lecito sperare che si sia pentito (anche perché aveva avuto due mogli e due figli, di cui uno da una donna che non sposò mai), ma i santi sono un'altra cosa...
    di Lorenzo Bertocchi

    Sabato 16 agosto 2025 si è spento serenamente Pippo Baudo, a 89 anni, al Campus Biomedico di Roma. Attorno a lui gli affetti più cari e, come riportano le agenzie, «con il conforto dei sacramenti». Un dettaglio che rischia di passare inosservato, ma che dice più di mille necrologi: l'uomo che per oltre mezzo secolo è stato il volto stesso della televisione italiana ha concluso la sua lunga corsa affidandosi a Dio.
    Baudo non è stato soltanto un conduttore, è stato un simbolo. Un'icona nazionale-popolare, capace di trasformare la TV in fenomeno di costume, di dare un ritmo e un linguaggio alle famiglie italiane. Con quella sua battuta che è diventata leggenda - «L'ho inventato io!» - ricordava con orgoglio gli artisti che aveva scoperto: Lorella Cuccarini, Heather Parisi, Andrea Bocelli, Giorgia, Laura Pausini, Fiorello, Beppe Grillo. Nomi, tra i tanti, che hanno segnato musica, comicità, spettacolo, e che devono a lui la prima scintilla sotto i riflettori.
    Eppure, al tramonto della vita, Pippo sembra aver riconosciuto che c'è qualcuno che non poteva inventare lui: Dio. Il successo, la fama, gli amori, le platee gremite - tutto resta piccolo davanti al mistero dell'eternità. E Baudo ha voluto affrontarlo con la forza dei sacramenti, quasi un gesto di umiltà che ribalta l'immagine del mattatore assoluto.
    Il suo rapporto con la fede non è mai stato lineare. Celebre l'episodio dell'incontro con Padre Pio, che lo cacciò dopo aver ascoltato la sua risposta: «Sono venuto per curiosità». «Allora vattene», replicò il frate. Ma qualcosa, negli ultimi anni, sembrava essere cambiato. In un'intervista del 2020 concessa al periodico Maria con te, Baudo confidò: «Maria è nostra madre, per lei nutro amore e rispetto. È a lei che mi rivolgo nei momenti difficili». Una frase semplice, quasi sussurrata, che lasciava intravedere un legame nascosto, forse mai del tutto reciso. Forse è stato proprio quel filo con la Madre a portarlo fino all'abbraccio dei sacramenti. Fino al Figlio.
    Così se ne va l'uomo che ha fatto la storia della televisione italiana, capace di trasformare la TV in specchio e rito collettivo. Un uomo che ha regalato sorrisi, lanciato carriere, accompagnato le domeniche degli italiani. Ma nell'ultimo atto, lontano dai riflettori, ha scelto un gesto di fede silenziosa e potente: ricevere i sacramenti. È lì che la sua storia incontra un'altra regia, quella definitiva, che non appartiene al piccolo schermo ma all'eternità. E così, caro Pippo, noi siamo tra quelli che ti sperano finalmente davanti a quel palco infinito, dove non puoi più dire «L'ho inventato io!». Perché hai incontrato Dio.
    Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "Armani, Baudo, Acutis e Frassati tra mode ed eternità" spiega la differenza tra i "santi" del Mondo e quelli della Chiesa Cattolica.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 settembre 2025:
    Ci sono santi e santi. C'è Giorgio Armani e Pippo Baudo, da poco scomparsi, e Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, da poco canonizzati. I primi sono santi laici, anche i secondi, ma in un'altra accezione. Armani e Baudo sono santi pop, venerati in vita. I secondi sono santi cattolici, venerati da morti. I primi li sappiamo morti. I secondi li sappiamo morti, ma anche vivi tra noi e vivi lassù dove ci attendono. I primi non facevano miracoli, se non miracoli terreni grazie a forbici e microfoni. I secondi hanno compiuto veri e propri miracoli, hanno portato il Cielo in terra.
    I primi avevano il pubblico. I secondi hanno i credenti. Armani fu ed è celebrato per lo stile, il gusto, l'originalità, la ricercatezza, il lusso. Virtù del mondo e di certo non tra le peggiori, seppur virtù di superficie, scintillanti ma in sé vuote se non c'è sostanza, quella sostanza che invece ha riempito l'esistenza dei due nuovi e giovani santi. Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo viene ricordato per la professionalità, la capacità di scoprire nuovi talenti, di intercettare il sentimento nazional popolare e di inventare format che al tempo non si sapeva nemmeno che si chiamassero così. Al pubblico o non importava l'omosessualità di Armani o addirittura l'apprezzava. Così come al pubblico non importava o riteneva normale che Baudo avesse avuto due mogli e due figli, di cui uno da una donna che non sposò mai.
    Di contro Acutis e Frassati sono stati canonizzati perché interpreti in modo eroico di virtù quali la giustizia, la fortezza, la temperanza, la prudenza su su fino alla fede, alla speranza e alla carità. Ai credenti invece importa eccome della loro vita privata perché è questa che li ha spediti in Paradiso. Ed è questa vita privata che prima con la beatificazione e poi la canonizzazione è diventata pubblica per far sapere a tutti che se loro ce l'hanno fatta, possiamo farcela anche noi. Non tutti potranno essere il nuovo Armani o il nuovo Pippo Baudo, ma tutti potremo essere il nuovo Acutis e il nuovo Frassati, seppur a modo nostro.
    Le virtù post-moderne dello stilista e del presentatore li hanno consacrati come idoli dello spettacolo, seppur il Pippo nazionale era ormai da anni più che una stella cadente una stella decadente o ormai decaduta, simbolo di un'Italia che non c'è più e che mai più tornerà. Acutis e Frassati non erano ammaliati da idoli, ma da Dio. Armani vantava milioni di follower, i due giovani santi erano tra i milioni di seguaci anonimi di Cristo. L'umiltà dei due servitori di Dio li ha resi sconosciuti in vita alla massa dei loro contemporanei, seppur in vita erano già assai conosciuti da Gesù stesso. Lo stilista e il conduttore invece cercavano la fama - non certo la fama di santità - come molti, moltissimi che affollano i social nella speranza di essere seguiti, notati, ricercati, conosciuti, apprezzati, stimati. Insomma voluti bene. Carlo e Pier Giorgio invece sapevano che erano già amati dall'Amore in persona.
    Armani e Baudo erano personaggi, Acutis e Frassati solo persone. Il personaggio è necessariamente mondano perché piace al mondo, la persona invece è imago Dei e se l'immagine di Dio si scorge nelle sue scelte allora piace a Dio stesso. Il like che ha maggior valore al mondo.
    Il sarto stilista si è spento a 91 anni e l'uomo di spettacolo a 89. Acutis morì a 15, Frassati a 24. Il tempo di Dio non è il nostro. Le brevi vite di Acutis e Frassati abbracciavano già l'eternità qui in terra e dunque, verrebbe da chiedersi, perché prolungarle ancor di più? La lunga esistenza dei due vip appare oggi così fugace perché è stato l'effimero la cifra caratteristica delle loro professioni. L'imperituro e il perenne invece sono state le alte vette a cui hanno teso i due giovani santi. Questo ha donato un peso specifico alle loro brevi esistenze che non possiamo ritrovare in quelle, ben più lunghe, dei due celebrati vip appena scomparsi.
    Armani seguiva e dettava le mode, che per loro natura sono precarie, temporanee. Baudo fondò il suo successo nel mondo dello spettacolo, anch'esso soggetto a mode. E dunque il motivo del suo successo fu anche il motivo del suo declino. Carlo e Pier Giorgio non hanno seguito mode, ma hanno vissuto al modo di Cristo, nel tempo, ma fuori dalle tendenze del tempo perché tendevano sempre all'Assoluto. Inattuali per i loro contemporanei. Immortali come possono esserlo solo i santi.

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7758

    ''ATTRICE'' PORNOGRAFICA SI CONVERTE AL CATTOLICESIMO di Paola Belletti
    «Il perdono e la misericordia di Dio sono reali. Se qualcuno distrutto e peccatore come me può essere redento e convertito, non c'è dubbio che anche chiunque legga questo possa essere salvato dalla Sua divina misericordia». Sono alcune delle parole che Bree Solstad ha "fissato in alto" nel suo account X. Fissate a fondo nella sua anima, come racconta lei stessa, sono le parole di misericordia che ha non solo ricevuto, ma effettivamente incontrato vive nella Chiesa cattolica fino al punto da desiderare, chiedere e ottenere di essere accolta tra le sue braccia materne. Sì, si tratta di un'altra storia di conversione e come tale è miracolosa.
    Ogni conversione è una sorta di personale apocalisse che ci rivela a noi stessi, mostrandoci l'orrore del peccato e la vastità della nostra miseria insieme alla vittoria definitiva di Cristo sulla radice di ogni male. La storia di questa giovane donna ha però qualcosa che può colpire ancora di più per il fatto che lo stile di vita che ha deciso di abbandonare definitivamente è legato a doppio filo con la pornografia: attrice e produttrice di successo, poteva contare sulla ricchezza e gli agi che le garantiva il work sex. Spazzatura, alla fine. Di questo si è resa conto durante un viaggio in Italia. Dio abita volentieri in Italia, potremmo dirci con baldanzosa umiltà, echeggiando il titolo dell'ultimo libro di Antonio Socci.
    UN AMORE MAI SPERIMENTATO
    E così, conquistata da un amore che non aveva mai sperimentato prima e consolata finalmente dalla Presenza di qualcuno che poteva guardarla con benevolenza infinita nonostante tutto il suo male, ha chiesto di diventare cattolica: il Mercoledì della Ceneri si è confessata per la prima volta e durante la Settimana Santa ha ricevuto la sua prima comunione. Come riportano ACI Prensa e Infocatolica, la svolta è avvenuta lo scorso anno: «Nel 2023 ha viaggiato in Italia, e nelle chiese vedeva sempre il crocifisso. Ma a Sorrento cominciò a vedere l'immagine della Vergine ovunque: "Sentivo che Maria mi stava chiamando in un modo molto particolare. Ogni volta che entravo in una chiesa la cercavo, potevo davvero sentire la sua presenza. Volevo salutarla e chiederle aiuto per superare la tragedia che ho sofferto"». Si riferisce a un fatto doloroso, che non ha specificato, avvenuto durante il periodo universitario e che ha contribuito ad allontanarla ancora di più dalla fede in Dio e a indurla al vizio. La giovane infatti è stata battezzata da bambina nella chiesa luterana e fino a quel momento si era definita almeno nominalmente cristiana.
    Nei momenti salienti della conversione di Bree vediamo i tratti distintivi della vita del credente: il disgusto per il proprio peccato, il desiderio di abbandonare definitivamente il male e la presenza costante di Maria, come colei che ci porta concretamente Cristo. E' bello dunque notare che la giovane convertita ha voluto annunciare sui social la decisione di abbandonare la pornografia e ogni forma di peccato proprio il 1° gennaio, festa della Santa Madre di Dio. «In Assisi, "sono rimasta colpita da San Francesco ma Santa Chiara mi ha commosso fino alle lacrime. Mi sono inginocchiato davanti alla sua tomba e gli ho chiesto aiuto. L'ho sentita presente e ho sentito che mi stava dicendo che avrei preso tutto il mio dolore e la mia ansia per darli a Dio", ha raccontato ad ACI Prensa.»
    DIO TI AMA, AMA PROPRIO TE
    Che gioia accorgersi che c'è qualcuno di così grande e buono in grado di toglierci di dosso tutto quel peso; una volta fatta questa scoperta difficile restare a contendersi carrube con i maiali. Bree è cambiata e da quel momento non le è più stato possibile tornare a fare quel che faceva e le dava ricchezza e potere, ne era ormai profondamente disgustata: «mi sono resa conto che non volevo più quella vita. (...) Mi sono sentita sgradevole e colpevole per il lavoro che ho fatto per un decennio. Non potevo smettere di pensare a tutte le cose che avevo fatto e a tutte le vite che avevo influenzato negativamente con la pornografia (...).» A leggere le sue parole ci si sente un po' come il figlio maggiore che sbuffa e si lamenta col padre perché per il fratello che ha sperperato metà patrimonio in bevute e bordelli ammazza il vitello grasso, mentre a noi tocca sgobbare tutti i giorni nei campi senza nemmeno un capretto da grigliare per far festa con gli amici. Peccato che non ci rendiamo sempre conto di quanto sia esaltante e gratificante avere da fare per nostro Padre, essere in Sua compagnia, aiutarlo a diffondere il Suo regno: grazie allora a tutti i fratelli impazienti che se ne vanno, sperperano e ritornano e ci danno motivo non solo per fare festa ma anche per fare memoria.
    Bree racconta di come si è sentita parlando a lungo con un sacerdote che le diceva quello che ci sentiamo dire spesso anche noi nelle omelie, in confessionale, durante le catechesi: Dio ti ama, ama proprio te. Per lei quelle parole sono state come «una cascata di luce» e le hanno fatto desiderare di essere migliore, di essere felice e di mostrare a tutti cosa può fare l'amore di Dio. Come molte altre testimonianze ci ricordano, ciò che fa capitolare definitivamente chi si avvicina alla chiesa cattolica per la prima volta è l'Eucarestia: «Onestamente mi sono innamorata della Chiesa cattolica. C'è una tale ricchezza nella fede. La Santissima Trinità, il Padre, Gesù, lo Spirito Santo, Maria Madre di Dio, tutti i santi ispiratori, eroici e belli, i sacramenti, la storia, la tradizione, tutto! Ma ciò che mi ha toccato di più è l'Eucaristia (...) qualcosa di così sorprendente per me con Gesù fisicamente presente».
    Non stupisce allora che questa sorella convertita ricordi con tanta commozione i momenti di questo primo incontro: «Questi 5 secondi rimarranno per sempre impressi nel mio cuore, nella mia mente e nella mia anima. E' il momento più bello della mia vita. La mia vita è cambiata così tanto in meglio durante questi ultimi mesi, ma impallidisce in confronto a quanto questo momento in cui ho ricevuto la mia prima Eucaristia mi ha trasformato in modo.» permanente.

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    SISTER BONIFACE, L'INVESTIGATRICE DEL MISTERO CHE SMASCHERA IL MALE di Paolo Gulisano
    Arriva in Italia su Rai 1 la serie televisiva Le indagini di Sister Boniface, prodotta dal 2022 dalla BBC e BritBox con il titolo originale di Sister Boniface's Mysteries. Nell'Inghilterra degli anni Sessanta, la protagonista che dà il titolo alla serie è sorella Boniface, una suora cattolica del convento di St. Vincent situato nell'immaginaria città di Great Slaughter, collocata nelle Midlands, nel cuore della vecchia Inghilterra rurale.
    La scelta di non tradurre il nome lasciando l'originale inglese può far sorridere, immaginando l'imbarazzo dei produttori in tempi di ipersensibilità sui temi della parità di genere. Boniface infatti significa Bonifacio, e un tempo era normale che nel mondo anglosassone le suore prendessero come nome da religiosa anche nomi maschili, con riferimento a santi particolarmente significativi. In questo caso, san Bonifacio era un monaco benedettino inglese, vissuto tra settimo e ottavo secolo, che fu il principale evangelizzatore della Germania e morì martire per mano dei pagani.
    Sister Boniface è una religiosa che oltre a compiere i propri doveri nella vita del convento, tra Ora e Labora (in tal senso si occupa di produrre vino) possiede un dottorato in scienze forensi che le dà le competenze per collaborare con la polizia locale in qualità di consulente della polizia locale.
    Molto spesso le fiction con presenza di sacerdoti e suore, lasciano abbastanza a desiderare da un punto di vista dell'ortodossia dottrinale. Il punto più basso venne raggiunto col grottesco Sister Act.
    SPIN OFF DI PADRE BROWN
    Sister Boniface è ben altro, fortunatamente. Nasce come spin off della serie dei Racconti di Padre Brown, con Mark Williams nella parte del sacerdote detective creato da Chesterton. Suor Boniface infatti compare in uno degli episodi di una serie che già di per sé era apocrifa, essendo ambientata negli anni '50 (Chesterton era morto nel 1936). Le vicende della suora investigatrice hanno una collocazione ulteriore: siamo negli anni '60, e questo è di per sé molto significativo. Sono gli anni in cui la Chiesa inglese era ancora molto solida, consapevole della propria tragica e commovente storia di persecuzione.
    Un prete cattolico era distinguibile per la sua veste talare, e per il suo colletto definito “romano”. Il pubblico televisivo inglese aveva già avuto modo di esprimere la propria approvazione verso la serie di Padre Brown per quel tipo di Chiesa, per gli aspetti “esteriori” ma anche e soprattutto per quella dottrina, per quella visione chiara dei rapporti col mondo che la caratterizzavano prima della burrasca postconciliare. E' significativa questa nostalgia per quel mondo, ma soprattutto per quel tipo di Chiesa. Molti spettatori giovani che non la conoscevano, ne sono rimasti affascinati, scoprendo una realtà molto più interessante delle attuali strutture e attività socioecclesiali progressiste.
    Così come il pubblico aveva gradito la catholic way of life di Padre Brown e dei personaggi della sua serie, così sta apprezzando il personaggio di questa Sister Boniface che anch'essa indossa la veste del suo ordine, e non un tailleur come si usa adesso, che prega, che crede in Dio, che riconosce la presenza del male nel mondo e collabora per arginarlo.
    COZY MYSTERY
    Questa serie appartiene a una sorta di sottogenere del Giallo, chiamato in inglese Cozy Mystery, ovvero un filone narrativo privo di violenza, di sesso, di aspetti spaventosi. “Cozy”, che letteralmente significa “confortevole”, è anche il rivestimento, quasi sempre fatto a mano, delle teiere. Un prodotto dello sferruzzamento di gentili anziane signore. Il Giallo Cozy è una narrazione che non vuole terrorizzare, ma vuole fare pensare il lettore, rassicurandolo che per quanto il male esista e agisca, non può avere l'ultima parola.
    Sister Boniface ci ricorda proprio questo. Lei non è un'assistente sociale: è una donna di fede e un'investigatrice del Mistero, come è indicato per i grandi giallisti cristiani, da monsignor Knox a Chesterton fino ad Agatha Christie, che non a caso si impegnò negli anni seguenti al Concilio perché fosse mantenuta la Messa in Vetus Ordo.
    Così vediamo la suora di St. Vincent operare in un mondo segnato dalla caduta, che è una questione di libera scelta: come il mondo è stato corrotto a causa di una tale scelta, così può essere riparato attraverso un buon uso della libertà. Come diceva Chesterton, «un uomo può stare sdraiato immobile e guarire da una malattia. Ma non deve stare sdraiato immobile se vuole guarire dal peccato; al contrario, deve alzarsi e balzare in piedi violentemente. Il “paziente” si trova in un atteggiamento passivo; il “peccatore” in un atteggiamento attivo. Ogni riforma morale deve iniziare con una volontà attiva, non passiva».
    Sister Boniface ce lo conferma. Cogliamo l'opportunità rara di vedere qualcosa di buono alla Tv.

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    HAZBIN HOTEL, LA SERIE TV CHE RIABILITA I DEMONI di Stefano Chiappalone
    Riabilitare gli abitanti dell'inferno per sottrarli allo sterminio ordito dal paradiso: su questo ribaltamento tra buoni e cattivi si gioca la nuova serie tv statunitense Hazbin Hotel. Appena creata per Prime Video da Vivienne Medrano (ma preceduta da un episodio pilota nel 2019), è già disponibile in italiano, accolta con grande entusiasmo, a giudicare dai commenti in margine al trailer. Una serie animata, anche se classificata dai 18 anni in su per via del linguaggio esplicito e volgare, che forse è il minore dei problemi. Quello principale è appunto la raffigurazione quasi tranquillizzante dell'inferno contrapposto a un cielo cattivo e vendicatore. È in fondo una delle mille varianti di quell'«eccessivo e insano interesse» verso i diavoli (contrapposto all'errore speculare di chi invece non ci crede affatto) menzionato da Clive S. Lewis: c'è l'interesse insano di chi si dà all'esorcismo fai-da-te (con esiti talora tragici, come la strage di Altavilla) e quello altrettanto insano di chi coltiva una familiarità quantomeno imprudente col "piano inferiore".
    Hazbin Hotel prende le mosse da un problema di sovrappopolazione all'inferno (con buona pace di chi pensa che sia vuoto): a risolverlo provvedono annualmente degli angeli sterminatori capeggiati da Adamo, detti anche "esorcisti" nella serie, con periodici massacri. "Poveri diavoli", dirà lo spettatore... A salvarli dalla celeste carneficina provvede la protagonista "Charlie" Stella del Mattino, figlia di Lucifero e Lilith, con la brillante idea di creare un luogo - l'Hazbin Hotel, appunto - dove demoni e dannati, che mai verrebbero accettati in paradiso, possano riabilitarsi. In questo modo potrebbero andare in cielo, invece di essere annientati. L'impresa viene condotta insieme alla sua "compagna" Vaggie (ex angelo sterminatore, ripudiato dal cielo perché, mossa a compassione di un demone, si era rifiutata di ucciderlo) e di Anthony "Angel" Dust, demone androgino, gay e pornostar, nonché primo ospite dell'hotel. Alla fine sono gli angeli a venire ricacciati in paradiso: l'esatto rovesciamento dell'invocazione con cui si conclude la preghiera a san Michele arcangelo: «ricaccia nell'inferno Satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime».
    L'ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE ESORCISTI
    Ma per quanto l'idea possa apparire "accattivante" al pubblico, specie ai più giovani (e forse pure a qualche teologo), L'inferno non si può redimere: lo chiarisce sin dal titolo una Nota dell'Associazione Internazionale Esorcisti, che definisce Hazbin Hotel «un pianificato stravolgimento del racconto biblico che mistifica il messaggio cristiano di salvezza e lede la coscienza del pubblico, in particolare di bambini e ragazzi». Vero, è «formalmente vietata ai minori, ma accessibile a tutti (tanto più perché animata e quindi di sicura presa sui più giovani)», presentando «un universo narrativo falso e deviante sul piano teologico, culturale e educativo». Per inciso, e a costo di essere ripetitivi, non si può fare a meno di chiedersi anche questa volta perché l'unica religione costantemente - e impunemente - presa di mira sia sempre il cristianesimo, dai programmi televisivi alla vita quotidiana, mentre ci si riempie la bocca di rispetto e tolleranza per qualsiasi credenza, fosse anche la più astrusa.
    Il problema principale evidenziato dall'AIE è la «normalizzazione del male», nonché la «sottovalutazione della sua reale pericolosità», ritraendo «demoni e dannati in modo umoristico». Così facendo li si rende familiari, addomesticati, inducendo nello spettatore un atteggiamento simpatetico verso gli abitanti dell'inferno, addirittura vittime di quel paradiso "cattivo" che li stermina senza pietà, quando loro in fondo vorrebbero redimersi, in «oltraggiosa e ricercata contraddizione con l'insegnamento cattolico sulla confessione, sul pentimento e la vera conversione del cuore verso Dio». Ecco il "diabolico" (è il caso di dirlo) fraintendimento inculcato dalla serie: una redenzione senza conversione. Meglio ancora, anzi, peggio ancora: senza volersi redimere. Dimenticando che se anche, per assurdo, il cielo si aprisse a demoni e dannati, sarebbero questi a non volervi entrare, in virtù di una scelta irrevocabile per il male compiuta in modo definitivo da loro stessi.
    L'INFERNO COME IL PAESE DEI BALOCCHI
    L'inferno, spiegava san Giovanni Paolo II, «è la situazione in cui definitivamente si colloca chi respinge la misericordia del Padre anche nell'ultimo istante della sua vita», specificando che «la "dannazione" consiste proprio nella definitiva lontananza da Dio liberamente scelta dall'uomo e confermata con la morte che sigilla per sempre quell'opzione» (L'inferno come rifiuto definitivo di Dio, 28 luglio 1999). Una tragica realtà che questa serie tv invece "normalizza", con un ulteriore rischio, evidenziato dalla Nota dell'AIE: «La sua visione impietosita dei demoni e della loro sorte (descritta come ingiusta) può favorire una distorta concezione del peccato e incoraggiare una normalizzazione dell'occultismo, aumentando il rischio che le persone, in particolare i giovani, si avvicinino a pratiche magiche, cerchino di interagire con entità maligne fino ad aderire a una visione satanista della realtà».
    Conseguenze esagerate? E perché mai, se in fondo il male non fa più paura e l'inferno si trasforma in una specie di paese dei balocchi, abitato da questi diavoletti apparentemente innocui, giocando addirittura il ruolo di vittime di un Dio spietato, lui sì, il vero antagonista. Nicolás Gómez Davila scriveva che «la più grande astuzia del male è travestirsi da dio domestico e discreto, familiare e rassicurante». Così rassicurante da ribaltare la redenzione da lotta contro il male a lotta contro il bene, non con la grazia di Dio ma contro di Lui. Facile nella nostra epoca che se la ride delle "arcaiche" paure del diavolo, ma manifesta una vera e propria fobia nei confronti di Cristo.

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7695

    PERCHE' SANREMO E' SANREMO? di Giuseppe De Lorenzo
    Ci hanno provato, in Rai, a non far sollevare polveroni. Speravano di sentir risuonare solo la musica, e invece come al solito strombazzano le questioni politiche. Inevitabile, o quasi, quando metti il microfono in mano a cantanti che, celandosi dietro l'immunità artistica, scambiano il palco di Sanremo per la festa dell'Unità.
    Nel primo vero Festival della nuova dirigenza, dopo l'imbarazzante carnevalata di anno scorso, tra baci di Rosa Chemical, letterine femministe, monologhi sul razzismo e via dicendo, la kermesse chiusasi due giorni fa era partita anche bene. Certo: c'era stato il duetto Amadeus-Mengoni sulle note di Bella Ciao e l'inutile invito ai trattori a salire sul palco, ma insomma: niente rispetto al Ballo del Qua Qua. Poi però il desiderio di visibilità degli artisti ha preso il sopravvento e nelle ultime due serate è venuto fuori tutto l'armamentario di una certa cultura sinistra: BigMama s'è rivolta alla comunità queer, Dargen D'Amico ha chiesto di fermare le bombe, Ghali ha evocato il "genocidio" a Gaza e sono pure spuntate bandiere palestinesi in diretta tv davanti a 15 milioni di persone. A nessuno, nemmeno ad Amadeus, è venuto in mente di ricordare quei ragazzi uccisi il 7 ottobre, massacrati durante un festival musicale israeliano. [...]
    Essere liberi non esime dal dovere di contenersi. Di capire il momento. Di decifrare il contesto. Ghali ricorda che sono anni che parla "di quello che sta succedendo nelle mie canzoni", ma questo non lo solleva dalla responsabilità di comprendere che non può "usare questo palco" come gli pare e piace. Perché la sua [...] idea sulla guerra in corso nella Striscia è parziale, da approfondire, certo non esauribile in due parole ("stop genocidio") urlate con il bamboccio di un alieno al fianco. Ma soprattutto chi vorrebbe replicare a certe esternazioni, primo fra tutti l'ambasciatore israeliano, non ha la fortuna di poter godere di 10 secondi in diretta di fronte alle telecamere più ambite d'Italia. Per di più in una tv pubblica. [...]
    Diverso è invece se l'artista esce dai binari, oltrepassa il motivo per cui è stato ingaggiato e scambia il Festival in un raduno di centri sociali. Cosa avremmo detto se un interprete fosse salito sul palco e avesse invocato il blocco navale anti-migranti ("diritto a non emigrare")? [...] E se Madame avesse fatto un appello a non vaccinarsi? Chiedo: il Pd, il M5S e Sinistra Italiana avrebbero difeso la sua "libertà" di espressione? [...]

  • VIDEO: Intervista a Putin ➜ https://www.youtube.com/watch?v=_3TIsbTJQaI

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7697

    L'INTERVISTA DI TUCKER CARLSON MOSTRA IL PUNTO DI VISTA DI PUTIN di Gianandrea Gaiani
    Con l'intervista fiume a Vladimir Putin il giornalista televisivo Tucker Carlson ha fatto arrabbiare tutti al di qua della "Cortina di Ferro", cioè in quello che ai tempi della prima guerra fredda potevamo definire orgogliosamente il "mondo libero". Ha fatto arrabbiare i colleghi, anchorman e star dei grandi media mainstream statunitensi perché ha ottenuto un incontro e una intervista con Putin che ad altri è stata negata, Non pago, giusto per aumentare la dose di bile dei colleghi che non gli perdonano né di venire dalla "reazionaria" Fox News né di essere vicino a Donald Trump, Carlson ha ottenuto da Mosca anche di poter intervistare Edward Snowden.
    Un'intervista non meno importante di quella a Putin tenuto conto che la fuga di Snowden, prima in Cina poi a Mosca, scatenò nel 2013 quel Datagate che raccontò al mondo intero di come gli Stati Uniti (e i britannici) spiano amici e alleati fino a controllare i cellulari di leader, capi di stato e di governo europei, i quali hanno peraltro reagito con limitate proteste formali, di fatto accettando come un fatto ineluttabile il loro stato di sudditanza. Imprese sviluppatesi peraltro negli anni dell'amministrazione Obama in cui Joe Biden era vice presidente.
    Tornando all'intervista a Putin, Carlson ha fatto arrabbiare anche gli editori delle testate mainstream perché la mole di visualizzazioni che ha totalizzato (oltre 100 milioni nelle prime 24 ore) ha ridicolizzato anche le più affermate testate statunitensi dimostrando che la censura posta dall'Occidente nei confronti dei media russi e delle fonti ufficiali russe non solo non serve a nulla perché non crea consenso (il sostegno all'Ucraina non gode di grande popolarità sulle due sponde dell'Atlantico) ma è contro producente perché evidenzia l'inadeguatezza delle classi dirigenti di Europa e USA, entrambe in crisi di fiducia e consensi presso le proprie opinioni pubbliche.
    Carlson quindi ha fatto arrabbiare anche i governi occidentali perché ha offerto una ampia vetrina a Putin che ha colto l'opportunità per raccontare, fin nei dettagli e negli aspetti storici più lontani, il punto di vista russo sulla crisi con l'Occidente e la guerra in Ucraina. Una narrazione che a tratti ha colto impreparato lo stesso Carlson, apparso in più occasioni spiazzato dai riferimenti di Putin su cui non si era documentato. Ma del resto, c'è forse un leader in Occidente tra quelli che si oppongono alla Russia a poter sostenere con argomenti efficaci un dibattito con Putin sui temi toccati nell'intervista?
    IL PUNTO DI VISTA DI PUTIN
    La vera "colpa" di Carlson è di aver mostrato il punto di vista di Mosca e di Putin, un crimine per un Occidente talmente sicuro e forte dei suoi principi da adottare un oscurantismo maccartista senza precedenti per definire fake news o disinformazione le "verità degli altri" e applicare la censura alle fonti non allineate. Se così non fosse oggi non si parlerebbe di possibili sanzioni della UE a Tucker Carlson: primo caso di un giornalista sanzionato per aver intervistato uno dei protagonisti del panorama mondiale ma che oggi non sarebbe certo sorprendente ma costituirebbe una sciocchezza enorme e un autogol.
    L'ostracismo verso Carlson è il modo migliore per ingigantirne ruolo e fama spalancandogli le porte di un incarico politico se alle prossime elezioni dovesse vincere Donald Trump. Meglio non dimenticare che (anche qui in Italia) i fustigatori di Carlson sono in molti casi gli stessi che avevano messo in prima pagina le liste di proscrizione dei "putiniani" o quei direttori e giornalisti che sono stati decorati dal presidente Volodymyr Zelensky per i servigi resi all'Ucraina, per non parlare delle interviste a Zelensky effettuate in totale adorazione dell'interlocutore ucraino e del tutto prive di domande scomode circa.
    Le critiche mosse all'intervista di Carlson riguardano quindi solo il personaggio intervistato. Qualcuno sostiene con convinzione che in guerra non si debba intervistare il nemico ma occorre osservare, sgombrando il campo da ogni ipocrisia, che se fossimo davvero in guerra con la Russia i nostri soldati combatterebbero a fianco degli ucraini ad Avdiivka o in altre aree del Donbass e sarebbe lecito attendersi che in Europa non vengano acquistati oltre 42 milioni di metri cubi di gas al giorno dalla Russia, che peraltro giungono da noi nei gasdotti che attraversano l'Ucraina.
    La guerra (come prima il Covid) appare quindi un buon pretesto per imporre censure, limitare la libertà d'espressione e di dissenso e vietare il confronto delle idee che ha reso grande e prospero il "mondo libero", nella speranza vana che l'opinione pubblica non si renda conto della pochezza della classe dirigente che sta guidando l'Occidente verso il baratro.
    Carlson del resto ha dimostrato di aver ben compreso e ragioni dell'astio nei suoi confronti: dopo aver ammesso di non essere particolarmente popolare tra i colleghi ha ribadito che la gran parte degli americani non ha capito questo conflitto se non superficialmente ed era giusto lasciare che Putin parlasse e spiegasse la sua visione del mondo perché gli americani si facessero un'idea compiuta.
    SONO AMERICANO E HO 54 ANNI
    In termini di informazione l'intervista a Putin contiene alcuni aspetti critici: è troppo lunga, non è stata pianificata dettagliatamente nei tempi delle risposte e l'impressione è che il conduttore abbia ceduto troppo spesso il timone all'intervistato. A ben guardare aspetti abbastanza consueti nelle interviste a leader di primo piano. Inoltre non contiene elementi nuovi se non la disponibilità a uno scambio con gli USA di cittadini in carcere nelle rispettive nazioni.
    «Ho provato per tre anni a fare quest'intervista, ma il governo del mio Paese ha fatto di tutto per impedirmelo addirittura lavorando con i servizi, illegalmente, contro di me e questo mi ha mandato su tutte le furie» ha detto ieri Tucker Carlson, invitato sul palco principale del World Governments Summit di Dubai per raccontare la clamorosa intervista diffusa su X.
    «Sono americano, ho 54 anni e ho sempre pagato le tasse, eppure per tre anni il governo del mio Paese ha fatto di tutto, ricorrendo anche ai servizi segreti, per impedirmi di intervistare Vladimir Putin. Pensavo di esser nato libero e in Paese libero», aggiunge, raccontando come la CIA abbia fatto pressioni sul Cremlino per far cancellare l'appuntamento.
    «Non mi sarei mai aspettato che il mio Paese e la CIA, che solitamente combatte i nemici, si sarebbero rivolti contro un suo cittadino. Questo mi ha scioccato ma ha anche rafforzato la mia determinazione a fare quest'intervista: non solo per capire quale fosse la visione del mondo di Putin ma perché mi erano state date motivazioni assurde per non farla».
    A Dubai Carlson si è vendicato degli sgarbi subiti negli Stati Uniti «evidentemente guidati un uomo incompetente: è malato, le sue aspettative di vita sono al ribasso e questa non è un'osservazione politica. È la realtà delle cose anche se in America è giudicato sconveniente dirlo». Quanto al conflitto in Ucraina ha detto che «Putin vuole uscire da questa guerra e sarà sempre più aperto al negoziato se il conflitto durerà» ma «l'Occidente non ha mai riflettuto abbastanza su quali siano gli obiettivi concretamente raggiungibili di un negoziato: restituire la Crimea a Kiev come alcuni hanno ventilato significa non capire nulla dell'area e non avere il senso di cosa è fattibile».
    Parole che sembrano voler tirare la volata a Trump, che ha più volte affermato che se tornerà alla Casa Bianca concluderà il conflitto in Ucraina in 24 ore.


  • VIDEO: Le strategie di Planned Parenthood ➜ https://www.youtube.com/watch?v=OFcNoFogpSA&list=PLolpIV2TSebURQLIBppY4bAc0bO7DbkRT

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7691

    PERDI LA VERGINITA'? PLANNED PARENTHOOD AVRA' UN ALTRO CLIENTE... PER QUESTO TE LO INSEGNA
    Lo spot esorta i bambini a fare sesso il prima possibile in modo da aumentare gli aborti e quindi i profitti (VIDEO: Le strategie di Planned Parenthood)
    di Fabio Piemonte
    «Scegli di fare sesso secondo le modalità che preferisci, quando, dove e con chi vuoi, è qualcosa che solo tu puoi definire». È questo il messaggio sotteso al video diffuso recentemente sul social X da Planned Parenthood, uno spot per indottrinare i bambini a non aver timore di perdere la propria verginità.
    Il video choc mostra una pseudoinsegnante in un'aula appositamente adibita per l'educazione sessuale. Alle sue spalle c'è una scritta in lettere colorate "Sex Ed 101" e un cartellone con una parola che si ripete in colonna: «Consentito, consentito, consentito»; accanto a lei i modelli degli apparati sessuali maschile e femminile. E poi ancora uno scheletro con una maglietta che recita: «L'educazione sessuale è potere», tipico slogan ideologico postsessantottino. Nel video scorrono immagini con disegni allusivi ed emoji accattivanti (una pesca, le labbra e alcune goccioline) per catturare l'attenzione dei più piccoli e fare così in modo che siano introdotti al sesso come a un gioco. La stessa educatrice racconta poi con entusiasmo ogni tipologia di rapporto sessuale, affinché ci si liberi dal pregiudizio che il rapporto sessuale debba essere concepito esclusivamente all'interno di una relazione d'amore tra l'uomo e la donna.
    Data la diffusione capillare della nota rete abortista, il video-spot ha già totalizzato quasi tre milioni di visualizzazioni e più di duemila commenti, la maggior parte dei quali però fortemente critici nei confronti di tale modalità di adescamento di Planned Parenthood: «Sta parlando con i bambini. Lo capiscono tutti, persino i più piccoli, dati i colori pastello usati. Questo è perverso». Un altro utente ha commentato: «Lasciate in pace i bambini, malati!». Planned Parenthood è perciò subito corsa ai ripari, consentendo di replicare nei commenti al video ai soli account che seguano l'associazione o la menzionino esplicitamente nei post (così che possano essere prontamente rimossi se considerati ostili, ndr).
    Con le sue campagne social, gli spot e i cartelloni pubblicitari, la nota rete di cliniche abortiste e di "genitorialità pianificata" si premura dunque di incoraggiare i ragazzi a fare sesso, presentando la castità come un «costrutto sociale» e quale retaggio di un «modo di pensare obsoleto e patriarcale».
    L'intento ideologico è chiaro, gli interessi economici lo sembrano essere altrettanto. Il dubbio, infatti, è che più ragazze rimangono incinte, più Planned Parenthood può eseguire aborti; più i bambini vivono in maniera fluida la relazione col corpo proprio e col partner anche attraverso rapporti promiscui, più aumenta la possibilità ricorrere a pratiche quali l'utero in affitto.
    Insomma quella di Planned Parenthood è un'operazione puramente ideologica che, distorcendo il significato autentico dell'atto sessuale, colto in una mera dimensione ludico-ricreativa che non gli appartiene affatto, ha il solo scopo di fare business sulla pelle dei più giovani.

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3101

    I DANNI DELLA TV di Fabrizio Cannone
    La negatività della Tv non è davvero più da dimostrare e il fatto che indagini recenti dimostrino che la sua fruizione, nell'era di internet e del web, non è affatto diminuita presso giovani e meno giovani, non sposta di una virgola il grave problema morale. Ai tempi di Pio XII (1939-1958) e ancora del Concilio Vaticano II (1962-1965) esisteva una televisione, almeno in Italia, sottoposta a giusta censura, in bianco e nero, che andava in onda a ore precise (senza emissioni notturne...), con un carattere se non cristiano, almeno conforme, genericamente, alla decenza morale comunemente ammessa al tempo. Ecco perché sia il venerabile Pacelli che lo stesso Vaticano II insegnarono nel loro Magistero più o meno così: se la Tv è decente e formativa, può guardarsi, se è immorale no.
    Oggi, mezzo secolo dopo, praticamente non esiste televisione senza immoralità, ed è la censura previa ad essere stata censurata: dunque la prudenza è da moltiplicarsi. Tutto ben ponderato e senza avere paraocchi come i cavalli, la Tv, intesa come mezzo e come visione del mezzo, è oggi uno dei maggiori pericoli per l'anima, uno dei maggiori nemici della famiglia cristiana, e uno dei maggiori veicoli di disinformazione, intossicazione intellettuale e secolarismo morale. Alla luce di ciò, crediamo convintamente, che essa non debba soltanto essere presa a piccole dosi dal credente, soprattutto se il focolare contiene dei minori.
    Il fatto che sia astrattamente possibile la fruizione di programmi né indecenti né inutili milita paradossalmente proprio a favore della soppressione della tv: come mai infatti tra i moltissimi che dichiarano di essere contrari alla Tv spazzatura quasi nessuno riesce a evitare del tutto gli effetti tossici di detta spazzatura? Come mai, accanto a documentari più o meno interessanti e formativi, spopolano come share i programmi-immondizia come il Grande Fratello, l'Isola dei famosi, Amici, e centomila altre insulsaggini siffatte? Ci risponda chi può.
    Intanto, anche vedendo la trasmissione cosiddetta impegnata, il dibattito culturale e il programma dichiarato scientifico, le anime vengono a poco a poco come ipnotizzate e narcotizzate dall'apparecchio, bombardate di messaggi pubblicitari in cui l'oscenità e il consumismo sono legge, e le famiglie risultano scompaginate a causa della universale regola domestica odierna: tot capite tot Tv. La casa come un albergo? La prima colpa la ha proprio la Tv perchè è difficilissimo resistere al suo fascino, specie da giovani. Basterebbe fare un semplice calcolo sui giorni di vita che ogni anno si buttano al secchio, per una visione televisiva di due ore medie al giorno, per capire che la Tv è sempre più una catena, un ceppo e un pericolosissimo virus: non ci sono ragionamenti sottili che tengono. Vogliamo fornire alcune riflessioni al lettore di buona volontà e lo facciamo citando due fonti di origine francese. Anzitutto un ottimo libro di tenore scientifico uscito da poco (cf. Michel Desmurget, TV LOBOTOMIE. La veritéé scientifique sur les effets de la Télévision, éditions Max Millo, Paris 2012).
    "Sono un ricercatore. In quanto tale, appaio nel repertorio di diffusione dei principali giornali scientifici legati al campo delle neuro-scienze fondamentali e cliniche. Ad ogni nuova uscita, questi giornali mi inviano il sommario delle pubblicazioni, in modo da permettermi di identificare i lavori di mio interesse. Da 15 anni, non è passata una settimana che io non abbia reperito almeno uno o due pezzi relativi agli effetti deleteri della televisione sulla salute psichica, cognitiva e somatica del bambino" (p.13).
    Con queste parole altamente significative inizia la lunga inchiesta dello studioso Michel Desmurget che ha esplorato praticamente tutta la letteratura scientifica in materia, specialmente in lingua francese e inglese. La sua documentata ricerca ha come scopo quello di mostrare le conseguenze psicologiche della visione quotidiana della Tv sui bambini e gli adolescenti (e secondariamente sugli adulti). Tra le conseguenze segnaliamo d'emblée: aumento dell'incapacità di essere attenti e sereni, eccitamento alla violenza, solitudine, fobie diverse, comportamenti irrazionali e nevrotici, tendenza all'obesità, all'alcolismo e al tabagismo, abitudine alla pigrizia, alla passività e all'ozio, ecc., ecc.
    Anche l'abbassamento del livello scolastico è una tendenza tipica della "dittatura dei mass-media". Ancora più gravi e drammatiche sono le conseguenze della Tv se le analizziamo dal punto di vista morale, ben sapendo dello spazio crescente che offre la Tv a ogni tipo di immoralità, di libertinismo, di voyeurismo, di pornografia e di perversione. E questo specie nelle fiction per tv.
    Questa però non è la strada percorsa dall'Autore che si limita ai soli problemi psicologici e fisiologici legati alla visione televisiva, specie se prolungata. Sarebbe potuto credere e sperare in una diminuzione drastica del tempo medio passato davanti alla Tv grazie alla concorrenza di internet, Facebook, i-Phone, ecc. E' accaduto il contrario: "Negli Stati Uniti il 79% delle famiglie possiede 3 televisori e oltre il 70% dei bambini dagli 8 anni in su ha una televisione in camera" (p.40). Negli anni '50 solo l'1% delle famiglie americane aveva la Tv in casa. In pochi anni la presenza della Tv è passata dall'1% al 99,99%! D'altra parte "un adolescente che guardava la Tv 2 ore al giorno si troverà a guardarla per 3 ore e 30 se l'avrà nella propria camera" (p.41). Conseguenza matematica: "Uno dei primissimi effetti della Tv è di ridurre drasticamente il volume e la qualità delle relazioni genitori-figli" (p.30). Secondo lo studioso è evidente che "la Tv e gli altri media elettronici influenzino negativamente il benessere mentale e fisico dei bambini" (p.26). E' stato calcolato che lo spettatore medio passi davanti allo schermo acceso 3 ore e 40 minuti ogni giorno, ovvero 1.338 ore complessive, quasi 2 mesi ogni anno! Si potrebbe così calcolare quanti anni, in un'intera vita, sono stati gettati nella meno utile delle attività. In conclusione l'Autore dimostra come "la Tv sia un fattore di isolamento sociale ed espone lo spettatore a dei rischi morbosi per la sua propensione a favorire la sedentarietà, il declino cognitivo, la comparsa di patologie cerebrali degenerative (Alzheimer) e i comportamenti a rischio (tabacco, alcol, violenza, sessualità)" (p.247).
    Il filosofo Pascal Bruckner scrisse che "la Tv non esige dallo spettatore che un atto di coraggio - ma esso è sovrumano - quello di spegnerla" (cit. p.35). Noi aggiungiamo: e di cassarla completamente.

  • VIDEO: Lo spot di Esselunga ➜ https://www.youtube.com/watch?v=sFE9VvAym3Q

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7554

    ESSELUNGA, LA FORZA DIROMPENTE DELLO SPOT CHE MOSTRA IL DOLORE DEI FIGLI DEI SEPARATI di Massimiliano Fiorin
    Le verità indicibili sono come certe infezioni. Più a lungo rimangono nascoste, e più suppurano e fanno male quando vengono allo scoperto. Se riguardano fatti rilevanti per il vivere civile, provocano a lungo dolori atroci in larghi strati della popolazione. Ma solo quando vengono svelate - spesso per caso, o grazie all'innocenza di qualche bambino che dice che l'imperatore è nudo - si scopre che esistevano già da anni, o addirittura da decenni. A quel punto, i media, gli esperti e le tribune dei social non perdono tempo per dire la loro, con pareri talvolta sensati, ma assai più spesso da mani nei capelli.
    È quello che è successo con lo spot della bambina che al supermercato compera la pesca per il suo papà. Nessuno se lo aspettava, ma l'intuizione dei pubblicitari dell'Esselunga ha rappresentato la rivincita dell'ovvio. Le reazioni scomposte che il cortometraggio ha suscitato - talvolta di esecrazione, in altri casi di giubilo, ma quasi sempre di critica - sono state indice di quanto il nostro sistema delle separazioni e dei divorzi si fondi sulla rimozione di una verità tanto essenziale quanto misconosciuta.
    Un'evidenza della quale non si può parlare apertamente, anche se la sua negazione continua a essere pagata cara da tutti. E cioè, detto in parole semplici, che i figli non vorrebbero mai la separazione dei loro genitori. Mai. Non la vorrebbero nemmeno quando gli stessi sono conflittuali tra loro o - come si dice oggi - gravemente disfunzionali. Per i figli è sempre meglio che i propri genitori rimangano insieme, anche nelle condizioni di una famiglia imperfetta (come lo sono tutte), piuttosto che venire esposti alle conseguenze del loro divorzio.
    Da sempre, nella grande maggioranza dei casi, le separazioni coniugali sono pronunciate dai tribunali in forma consensuale e per semplice incompatibilità di carattere. Vale a dire che raramente esse dipendono da situazioni di grave pregiudizio. La realtà ci insegna che alla base della rottura di una coppia vi è quasi sempre l'egoistico desiderio di uno dei due, o di entrambi, di rifarsi una vita. Anche se farlo notare significa sfidare un altro tabù. Dal punto di vista di un avvocato familiarista, che i dolorosi processi delle separazioni e dei divorzi li conosce non certo per sentito dire, il filmato presenta diversi livelli di lettura.
    IL LIVELLO IDEOLOGICO
    Tutti interessanti, anche se sconfortanti per come rivelano il baratro nel quale la nostra società è caduta. Il primo livello è quello ideologico. È il terreno dei fautori della distruzione della famiglia naturale. Quelli che hanno abbattuto l'ideale del Mulino Bianco, e a suo tempo hanno costretto la Barilla a fare autodafé, per evitare il rischio di venire travolta dalle conseguenze economiche di un boicottaggio. Agli occhi della lobby lgbt-ecc. uno spot come quello del quale stiamo parlando - che ha riproposto in modo quasi sfacciato il valore della famiglia eterosessuale, unita e con figli - deve avere rappresentato un affronto insopportabile.
    Inevitabilmente, è subito partita la contraerea, per cui Esselunga è tornata sul banco degli imputati. Purtroppo, non si possono escludere per il prossimo futuro penose ritrattazioni o nuovi cortometraggi di riparazione. Ma perché tanto scandalo? In effetti, per aggredire ideologicamente l'idea di quella che, oltretutto, è un'agenzia pubblicitaria internazionale - quindi non certo un'espressione di italico provincialismo - è necessario attaccarsi più a quello che la storia non dice, rispetto a quello che si vede.
    E così, ecco le insinuazioni riguardo al fatto che la mamma dello spot è stata discriminata, in quanto sarebbe sembrata più colpevole della separazione rispetto al marito. Per non parlare dell'immancabile rilievo sullo sfruttamento pubblicitario dei minori. O dell'ipocrisia tipica del politicamente corretto, per cui mettere in scena il dolore di una bambina sarebbe una mancanza di rispetto per quello di centinaia di migliaia di sue coetanee. Fino ad arrivare al riflesso condizionato di chi si è semplicemente messo a urlare contro le famiglie che rovinano i bambini, ovvero ha protestato che non devono essere i figli a decidere sul destino di una coppia, e così via ideologizzando. C'è stato persino chi, nonostante le sue pretese competenze, di fronte alla disarmante verità mostrata dallo spot non ha saputo far altro che gettare la palla in tribuna, dissertando, su ispirazione di una blogger, sugli accenti corretti con i quali si devono nominare le pesche.
    LA LETTURA DEGLI ADDETTI AI LAVORI
    Vi è poi - e talvolta, nella fattispecie, è stata pure peggio - la lettura degli addetti ai lavori. Cioè, di quel gigantesco carrozzone di giuristi, mediatori, consulenti e psicologi assortiti, che quotidianamente vive della fabbrica delle separazioni e dei divorzi. Inutile negare che anche chi scrive ne faccia parte, e quindi lo conosca bene, per quanto da molto tempo in esso cerchi di salvare il salvabile del buonsenso. Per gran parte di questi operatori, il divorzio altrui è una ragione di vita, e non solo una esigenza economica. Per loro si tratta quindi di giustificare il proprio operato, che consiste nel cercare di convincere i giudici di quello che sarebbe il "preminente interesse del minore", su cui tutto il sistema si fonda.
    Tra costoro, solo i più onesti intellettualmente hanno capito che il suddetto interesse del minore rappresenta né più né meno che un'araba fenice. Ognuno lo tira da una parte o dall'altra, in modo da renderlo adeguato alle esigenze - se non proprio alle voglie - dell'uno dell'altro genitore. Ma di per sé, l'unico vero e preminente interesse del minore sarebbe che i suoi genitori non si separassero. Proprio quello che sta tanto scandalizzando, per via dello spot Esselunga,la quale ce lo ha rimesso sotto gli occhi.
    I magistrati delle separazioni e dei divorzi da tempo si rifiutano di decidere, e delegano ogni scelta sull'affidamento dei figli dei separati ai loro consulenti d'ufficio. Questi sono sempre psichiatri o psicologi, e utilizzano come criterio decisionale costruzioni retoriche che immancabilmente si giustificano con l'autorità di "la scienza". Quello stesso idolo che abbiamo già ampiamente veduto all'opera negli ultimi anni di pandemia. Per gli operatori di questo livello, la critica più diffusa è che non spetta ai bambini decidere sulla separazione dei genitori. C'è da crederci, perché si tratta di scelte che essi vorrebbero riservate esclusivamente a loro. Decidendo per l'appunto in nome de "la scienza", senza troppi riguardi per quello che veramente i bambini vorrebbero.
    IL MODO DI PENSARE DEL CETO MEDIO DIVORZISTA
    C'è poi un ulteriore livello di lettura. Quello confacente al modo di pensare del ceto medio divorzista. A differenza della famiglia separata dello spot della pesca Esselunga, esso non vive abitualmente nelle ZTL. Tuttavia, è perfettamente adeguato alla narrazione dominante proposta dagli "esperti". Si tratta di un ceto al quale è stato inculcato, talvolta ossessivamente, che separarsi dal partner non sia - o meglio, non debba mai essere - un dramma esistenziale, bensì l'espressione del trionfo di sacrosanti diritti di libertà.
    A queste persone è stato raccontato, senza arrossire di vergogna, che quando una coppia entra in crisi separarsi sarebbe sempre la scelta migliore anche per i figli stessi. Sarebbe sempre meglio così, piuttosto che esporre i bambini allo spettacolo delle continue tensioni, litigi e incomprensioni tra i genitori. Ma si tratta di una sesquipedale bugia, motivata solo dalla necessità di giustificare l'egoismo degli adulti. È l'ennesima inversione del senso comune, per cui nella nostra società liquida, e in quanto tale informe, oggi non sono più i genitori a doversi preoccupare della serenità dei figli, ma sono questi ultimi a dover garantire la serenità dei genitori.
    D'altronde, è interessante notare che i due genitori dello spot della pesca, a ben vedere, tra di loro non litigano né se le mandano a dire per mezzo della figlia. Anzi, appaiono entrambi molto tranquilli, anche se evidentemente imbarazzati. Sulle prime, per chi non conosce certe situazioni, può essere complicato capire perché la loro rappresentazione stia provocando tanta insofferenza nel pubblico progressista. Ma lo si può facilmente spiegare: si tratta semplicemente di una gigantesca coda di paglia.
    Esiste infatti anche un livello inferiore, che è quello delle tribune dei social, in cui ognuno si dilunga nelle sue considerazioni su chi sarà stato il soggetto maggiormente colpevole della separazione. Sarà stata la mamma, che appare sostanzialmente fredda e anaffettiva? Oppure il papà, che nel filmato sembra tanto tenero e ragionevole ma sotto sotto sarà stato il solito egoista, e alla figlia non pagherà nemmeno gli assegni di mantenimento? Le risposte variano a seconda del vissuto e del livello culturale al quale appartiene il commentatore. Resta tuttavia il fatto che

  • VIDEO: Lo spot di Esselunga ➜ https://www.youtube.com/watch?v=sFE9VvAym3Q

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7550

    ESSELUNGA FA UNO SPOT DOVE LA FIGLIA DESIDERA CHE I GENITORI SEPARATI SI RIMETTANO INSIEME

    Una storia commovente, come spot della nota marca di supermercati Esselunga. Si vede una bambina che, mentre fa la spesa con la mamma, compra una pesca. Poi la bambina, chiaramente figlia di due genitori separati o divorziati, incontra il padre e le dà proprio quel frutto, dicendogli che è un regalo da parte della madre, nel tentativo di farli riavvicinare.
    Apriti cielo! Sono piovute su Esselunga indignazioni, polemiche e critiche. C'è chi polemizza con la scelta di «strumentalizzare» le emozioni di una bambina, i cui genitori sono separati. Sicuramente la scelta della nota marca di supermercati è stata originale e non scontata, ma ci chiediamo: e se fosse stata la stessa storia strappalacrime ma con un "diverso" tipo di "famiglia"?
    Se i genitori fossero stati due uomini o due donne? Se la bambina avesse avuto come tarlo principale in testa non il riavvicinamento dei genitori ma il proprio cambiamento, magari di "identità"? Se all'interno dello spot ci fossero stati chiari riferimenti alla fluidità, alle relazioni fluide e così via? Ci sarebbe stata la stessa indignazione per la «strumentalizzazione» della bambina, della famiglia e delle loro emozioni?
    Le domande sono ovviamente retoriche perché sappiamo bene che le indignazioni social non ci sarebbero mai state per una "famiglia Lgbt", mentre qualsiasi cosa riguardi una famiglia composta da un uomo e una donna, anche se separati o divorziati, va criticata e vista come una vergognosa strumentalizzazione.
    A noi, invece, sembra invece che sia il caso di fare un plauso a chi non solo ha avuto il coraggio di affrontare qualcosa di difficile e complicato come il divorzio o la separazione dal punto di vista dei piccoli, ma lo ha anche avuto nel mettere in scena una vera famiglia, formata da un uomo e una donna, con la propria bambina e senza aggiunte moderniste e fluide.

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7495

    LA CANTANTE SINEAD O'CONNOR MUORE A 56 ANNI
    Nata a Dublino da famiglia numerosa (suo fratello Joseph O'Connor è uno scrittore di successo), Sinéad impara a suonare la chitarra e inizia a comporre canzoni mentre ancora frequenta la scuola. All'età di 14 anni si unisce al gruppo irlandese In Tua Nua col quale esordisce come autrice nel brano Take my hand che diventa un successo nel 1984 e in seguito collabora con il gruppo dei Ton Ton Macoute. Questa collaborazione le vale un contratto con l'etichetta indipendente Ensign Records.
    Nel 1985 Sinéad si trasferisce a Londra per lavorare al suo primo album The Lion and the Cobra, da lei stessa scritto e prodotto, che viene pubblicato nel 1987. L'album, un immediato successo di pubblico e critica, ospita anche una giovane Enya che nel brano Never get old recita in gaelico alcuni passi della Bibbia. Sull'onda del successo del disco, Sinéad intraprende un tour attraverso l'Europa e gli Stati Uniti. Il concerto tenuto al Dominion Theatre di Londra nel giugno 1988 viene ripreso dal regista John Maybury e l'anno seguente viene pubblicato col titolo The Value of Ignorance. Il 1989 vede inoltre l'esordio di Sinéad come attrice nel film Hush-a-Bye Baby.
    In campo musicale il suo successo maggiore rimane legato al singolo Nothing Compares 2 U del 1990, incluso nell'album I Do Not Want What I Haven't Got. Il brano è una struggente ballata romantica e raggiunge i vertici delle classifiche mondiali. Prince l'aveva composto nel 1985 e affidato al gruppo The Family che l'avevano inclusa nel loro unico disco, rivelatosi un totale insuccesso. Senza l'interpretazione di SInéad O'Connor il brano era perciò destinato a rimanere sconosciuto. L'album ottenne un ragguardevole successo, trainato anche dai singoli successivi The Emperor's New Clothes e Three Babies e vendette 7 milioni di copie in tutto il mondo.
    Sulla scia della popolarità, Sinéad prende parte al concerto The Wall - Live in Berlin organizzato da Roger Waters a Berlino il 10 settembre 1990, interpretando il brano Mother insieme a The Band. Tra il 1990 e il 1991 ha una relazione con Anthony Kiedis, cantante del gruppo Red Hot Chili Peppers, che le dedica la canzone I Could Have Lied contenuta nell'album Blood Sugar Sex Magik.
    Nel 1992 la cantante pubblica il terzo album Am I Not Your Girl?, composto da una serie di omaggi a celebri standard jazz che abbracciano circa sessant'anni di storia della canzone, più l'inedito Success Has Made a Failure of Our Home del cui testo è autrice.

    STRAPPATA IN DIRETTA LA FOTO DI GIOVANNI PAOLO II
    Nel 1992, dopo che Sinéad ebbe manifestato l'intenzione di non esibirsi in New Jersey qualora fosse stato eseguito l'inno nazionale degli Stati Uniti d'America, Frank Sinatra dichiarò che l'avrebbe volentieri «presa a calci nel sedere». L'8 ottobre dello stesso anno, cantando il brano War di Bob Marley durante il programma televisivo della NBC Saturday Night Live, Sinéad cambiò alcune frasi dell'ultima strofa, facendo esplicito riferimento alla pedofilia di cui erano stati accusati membri della Chiesa cattolica negli Stati Uniti d'America e al termine dell'esibizione strappò davanti alla telecamera una foto di Papa Giovanni Paolo II dicendo: Fight the real enemy! («Combattete il vero nemico!»). In conseguenza del gesto, pochi giorni dopo - 16 ottobre - quando la cantante salì sul palco del Madison Square Garden in occasione del concerto dedicato ai trent'anni di carriera di Bob Dylan, il pubblico cominciò a fischiarla e insultarla. Sinéad dapprima attese in silenzio che il pubblico si placasse, quindi perse le staffe, fece segno di non avere alcuna intenzione di cantare e incominciò a recitare proprio il testo della canzone di Marley interpretata la settimana prima in televisione. [...]
    L'album del 1994 Universal Mother non ottiene particolari consensi, e in realtà anche gli album successivi non arriveranno più a toccare il picco di popolarità dei primi album, anche per via del diradarsi delle apparizioni pubbliche della cantante e alla scarsa promozione dei suoi lavori.
    Nei tardi anni novanta la cantante è stata ordinata prete da un movimento "cattolico" indipendente, decidendo di farsi chiamare Madre Bernadette Mary, annunciando nel 2003 di avere intenzione di abbandonare l'industria discografica. Pur continuando a esibirsi dal vivo, nel 2005 dichiara in una intervista concessa a Interview che la sua missione è "salvare Dio dalla religione".
    Il 27 dicembre 2011 la cantante divorzia dal marito Barry Herridge, con il quale si era sposata a Las Vegas appena diciotto giorni prima.
    Il 5 marzo 2012 pubblica l'album How About I Be Me (And You Be You)?. Il successivo 23 aprile annuncia l'annullamento di tutte le date del suo tour a causa di un disturbo bipolare. [...]

    I DIVORZI, LA MALATTIA MENTALE, LA MORTE DEL FIGLIO MINORENNE
    Il 16 marzo 2015 Sinéad O'Connor dichiara sulla sua pagina Facebook che non canterà più Nothing Compares 2 U perché non la sente più sua e non riesce a dare emozioni al brano.
    Il 29 novembre 2015 dalla stessa pagina dichiara: «Le ultime due notti mi hanno distrutto. Ho preso un'overdose. Non c'è altro modo per ottenere rispetto. Non sono a casa, sono in un hotel da qualche parte in Irlanda, sotto un altro nome. Finalmente vi siete sbarazzati di me.»
    La dichiarazione allerta le autorità irlandesi che poi rassicurano il pubblico sulle sue condizioni di salute.
    L'8 agosto 2017 pubblica un video di 11 minuti nel quale fra l'altro dichiara: «Sono da sola, tutti mi trattano male e sono malata. Le malattie mentali sono come le droghe. Vivo in un motel Travelodge in New Jersey e sono da sola. E non c'è niente nella mia vita eccetto il mio psichiatra, la persona più dolce al mondo, che mi tiene in vita. Voglio che tutti sappiano cosa significa e perché faccio questo video. Le malattie mentali sono come le droghe, sono uno stigma. All'improvviso, tutte le persone che dovrebbero amarti e prendersi cura di te ti trattano male».
    Il 19 ottobre 2018 annuncia pubblicamente di essersi convertita all'Islam adottando il nome di Shuhada' Davitt.
    Nel 2021 pubblica la sua autobiografia Rememberings.
    Il 7 gennaio 2022 il figlio Shane di soli 17 anni, avuto da una relazione col cantante folk Donal Lunny, viene ritrovato morto. È la stessa cantante a darne annuncio sul suo profilo Twitter. Il ragazzo era scomparso da due giorni, dopo essere scappato da un centro psichiatrico dove era ricoverato per aver manifestato tendenze suicide.
    Sinéad O'Connor viene trovata senza vita nel suo appartamento londinese il 26 luglio 2023. La famiglia diffonde la notizia del decesso tramite un comunicato affidato all'Irish Times, senza specificarne le cause. [...]

    Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Addio a Sinead O'Connor, tormentata anima dei nostri tempi" si scoprono altri particolari della vita della cantante.
    Ecco l'articolo pubblicato su Gay.it il 26 luglio 2023:
    Sinead O'Connor ci ha lasciati oggi, 26 Luglio 2026, all'età di 56 anni. [...]
    Nel 1990, Sinéad O'Connor conquistò fama mondiale con "Nothing compares to you", trasformandosi da promessa indie britannica in una superstar globale. La canzone, scritta originariamente da Prince per i Family, divenne un inno dei cuori spezzati grazie alla magistrale interpretazione di Sinéad nel suo album "I do not want what I haven't got".
    La versione di Sinéad era diversa dall'originale, più orchestrata e carica di sentimento, e il toccante videoclip contribuì al suo successo. Contrariamente al significato originale, incentrato sulla tristezza di un amore fallito (scritto da Prince pensando a Susannah Melvoin, tastierista uscita da una relazione infelice), la versione di Sinéad era un omaggio a sua madre, con cui aveva un rapporto tormentato. [...]
    Prince non ne fu soddisfatto e decise di incontrare Sinéad. L'incontro fu spiacevole e finì con un'accesa discussione, culminata con Sinéad che lasciò la scena dopo aver sputato addosso all'autore del brano.
    Sinead ha avuto una relazione difficile con i propri genitori e con i membri della sua famiglia. Parlò senza infingimenti di infanzia difficile, di abusi subiti da sua madre. [...] O'Connors ha avuto diverse battaglie legali per ottenere la custodia dei suoi figli, che sono stati coinvolti in dispute familiari pubbliche. [...]
    Sinead O'Connor è stata sposata quattro volte e ha avuto relazioni tumultuose con vari partner. I suoi matrimoni e divorzi hanno alimentato la speculazione e le voci sui tabloid.
    John Reynolds: Il suo primo matrimonio è stato con John Reynolds, un produttore musicale irlandese, nel 1987. La coppia ha avuto un figlio di nome Jake, nato nel 1987. Il loro matrimonio è terminato nel 1991.
    Nicholas Sommerlad: Nel 2001, Sinead si è sposata con Nicholas Sommerlad, uno scrittore britannico. Hanno avuto un figlio di nome Shane, nato nel 2004. Il loro matrimonio è terminato nel 2004.
    Steve Cooney: Nel 2010, Sinead si è sposata con Steve Cooney, un musicista irlandese. Il loro matrimonio è durato solo pochi mesi e si sono separati nello stesso anno.

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7459

    NETFLIX CHIAMA EMANUELA ORLANDI ''VATICAN GIRL'', MA E' SOLO PROPAGANDA CONTRO LA CHIESA di Nico Spuntoni
    Nell'ormai nota serie di Neftlix, Vatican Girl, Andrea Purgatori afferma che "Emanuela non era una ragazza qualunque, era una cittadina vaticana che viveva in un edificio del Vaticano". Quella del giornalista è una frase chiave per chi vuole provare a raccapezzarsi in quarant'anni di coincidenze, indizi, rivelazioni e piste rivelatesi puntualmente inesatte. È una frase chiave perché va ribaltata: Emanuela era una ragazza qualunque.
    La cittadinanza vaticana e il fatto che vivesse in un edificio del Vaticano - tanto per citare le parole utilizzate con pathos da Purgatori - si sono rivelati elementi privi di qualsiasi collegamento concreto con la scomparsa da Corso Rinascimento, territorio italiano, in quel pomeriggio romano di quarant'anni fa. Al contrario, la sua residenza in quel piccolo e affascinante Stato, una volta fatta conoscere inevitabilmente dai giornali nei primi giorni dalla scomparsa, ha contribuito ad attirare mitomani e sciacalli su questa vicenda di cronaca nera.
    INTRIGO INTERNAZIONALE E SCIACALLAGGIO MEDIATICO
    Lo sciacallaggio più eclatante iniziò proprio due giorni dopo l'appello di Giovanni Paolo II all'Angelus per il ritorno a casa della ragazza e vide protagonista il telefonista dall'accento maccheronicamente straniero, che sostenne di agire in nome di un gruppo che aveva preso in ostaggio Emanuela e che l'avrebbe liberata in cambio del rilascio di Ali Ağca, l'attentatore di Piazza San Pietro.
    Nel buio generale su quanto accaduto nel tardo pomeriggio del 22 giugno 1983, le telefonate anonime a famiglia e Santa Sede che si susseguirono in quell'estate romana sembrarono dare una speranza di risoluzione del caso e i comunicati di rivendicazione, gli ultimatum, le richieste su Ağca proiettarono la scomparsa nel filone del terrorismo internazionale. Ci cascò la Santa Sede, come dimostrano i messaggi del Papa che si appellarono alla "voce della coscienza" di "coloro che hanno nelle loro mani Emanuela Orlandi" e come ammesso nel 2012 da padre Federico Lombardi, ex direttore della Sala Stampa, nella completa nota sulla vicenda diffusa ai tempi del pontificato di Benedetto XVI. Ci cascò la Procura, che nel settembre del 1983 affidò l'indagine ad un pm specializzato sui dossier di terrorismo internazionale come Domenico Sica, che era stato anche il primo ad interrogare Ağca dopo l'attentato a Wojtyla.
    Ma i presunti rapitori, oltre a registrazioni con frasi fuori contesto e alla fotocopia della tessera d'iscrizione alla scuola di musica, non seppero produrre alcuna prova concreta di avere in ostaggio la ragazza. La residenza vaticana che inizialmente fece la sua comparsa come un dettaglio di poco significato - emblematico il "ma lei è un prete?" che uno dei due primissimi telefonisti, Pierluigi, pronuncia di fronte alla richiesta dello zio di Emanuela di vedersi in Vaticano in una fase precedente al primo appello del Papa - ha preso il sopravvento nell'indagine giudiziaria ma anche nel racconto giornalistico e saggistico di questa vicenda, nonostante il castello dell'intrigo internazionale sia presto crollato sotto il peso dell'assenza di prove certe. Questo dato di fatto, confermato dalle parole di Purgatori nella serie che ha ridato ribalta mondiale al caso, potrebbe essere stato un ostacolo nella ricerca della verità, portando ad escludere o a sottovalutare altri filoni.
    Dopo il capitolo del cosiddetto Amerikano, tutte le altre piste spuntate nel corso di quarant'anni si sono rivelate dei sequel più scadenti dell'originale, spesso pieni di errori grossolani o platealmente inverosimili o ancora smentiti prontamente dai fatti. La maggior parte delle suggestioni tirano in ballo la Santa Sede, cardinali e persino Papi tanto che è ormai vox populi che "il Vaticano" debba per forza avere qualche responsabilità in quella scomparsa.
    L'ERRORE DELLA SANTA SEDE
    In effetti, la Santa Sede una responsabilità ce l'ha ed è da rintracciare nella gestione comunicativa: probabilmente a Palazzo Apostolico si comprese ad un certo punto che chi chiamava o scriveva non era il rapitore, se è vero, come rileva il giornalista Pino Nicotri, che nell'appello all'Angelus del 28 agosto 1983 Wojtyla parlò in forma dubitativa di "coloro che dicono di trattenere quegli esseri innocenti e indifesi" e poi da allora in poi smise di fare dichiarazioni pubbliche. Però si è sottovalutato il peso mediatico delle tesi colpevoliste contro la Santa Sede e si è preferito rispondere alle accuse fioccate periodicamente al massimo con deboli comunicati senza evidenziare le numerosissime contraddizioni su cui si fondavano. Il risultato di quest'atteggiamento, che non rende onore alla verità, è che oggi, se si chiede alla mitica casalinga di Voghera qual è la prima cosa che le viene in mente quando si parla di Vaticano, la risposta è proprio il caso Orlandi. Un esemplare di casalinga di Voghera è il senatore e leader politico Carlo Calenda, a cui è bastata la visione di Vatican Girl per dare come assodato il contenuto della lettera-patacca pubblicata da Emanuele Fittipaldi nel 2017, in cui un cardinale si sarebbe rivolto con un inesistente "Sua Riverita Eccellenza" a due vescovi curiali per inviare un inverosimile rendiconto spese sulla permanenza di Emanuela a Londra.
    Quest'anno, poi, l'apertura dell'inchiesta da parte del promotore di giustizia vaticano, nonostante le due archiviazioni degli inquirenti italiani nel 1997 e nel 2016. Chiaramente l'auspicio è che l'indagine della giustizia vaticana possa riuscire a far luce sul destino della figlia dell'ex dipendente della prefettura della casa pontificia, ma per avere qualche speranza che questo avvenga la base di partenza non può essere la montagna di mitomanie senza capo né coda che sono emerse in questi anni - puntualmente rilanciate con clamore ma senza approfondimento da giornali e trasmissioni televisive - e di cui la registrazione di un sodale di un gruppo criminale romano contenente gravi diffamazioni su san Giovanni Paolo II costituisce l'esempio più eclatante.
    UNA NEVER ENDING STORY
    A proposito del caso Orlandi, Ennio Amodio, professore emerito di Procedura penale, ha detto al Foglio che "siamo di fronte a ciò che gli americani chiamerebbero una never ending story, una storia senza fine, cioè una storia che ogni tanto salta fuori, viene cavalcata dai media per l'interesse che ha, suscita sprazzi di speranza, ma è quasi sempre destinata a non vedere la fine". Un interesse scaturito da tutto ciò che ha comportato in quarant'anni il particolare della residenza della quindicenne. L'unico lato positivo di quest'interesse è che oggi, quarant'anni dopo quel pomeriggio romano e nonostante le migliaia di scomparse precedenti e successive, Emanuela è entrata nei cuori di tantissime persone in tutto il mondo che non la conoscevano o che non erano nate all'epoca. La ricordiamo non in quanto "cittadina vaticana" ma come simbolo di tutti coloro i quali sono stati inghiottiti nel nulla, lasciando i familiari nello strazio di una perenne, dolorosa, 'speranza'.
    I racconti della sua infanzia fatta di giochi nei giardini vaticani o dell'adolescenza con la comitiva di coetanei in Piazzetta Sant'Egidio ci restituiscono anche l'immagine di un Vaticano più familiare, in cui poteva vivere anche la figlia dell'"ultimo degli impiegati" (come il cardinale Silvio Oddi ebbe a definire, con eccessiva durezza, il padre Ercole per far capire che il movente del terrorismo internazionale non reggeva) e che non per forza doveva essere il teatro di chissà quale intrigo. Andrea Purgatori ha torto: Emanuela era una ragazza qualunque e merita di essere ricordata in quanto tale, ovvero in quanto Emanuela e non per la cittadinanza o per la proprietà dell'edificio in cui viveva.

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    STRISCIA LA NOTIZIA, LE IENE E LA VOGLIA DI PROCESSO SOMMARIO di Manuela Antonacci
    Se il sospetto si rivelasse fondato, la faccenda avrebbe dei contorni drammaticamente surreali. Stiamo parlando dell'inchiesta aperta dalla procura di Roma, per omicidio stradale, in seguito all'incidente del pomeriggio dello scorso 14 giugno, in via Aristonico di Alessandria, zona Casal Palocco, in cui ha perso la vita, Manuel Proietti, un bambino di 5 anni, morto poco dopo aver raggiunto il vicino ospedale Grassi di Ostia, dove è stato trasportato subito dopo lo schianto, mentre la madre Elena Uccello, una donna di 29 anni e la sorella di Manuel, di appena quattro anni con cui viaggiava, sono rimaste ferite. Il piccolo si trovava in una Smart Forfour che si è scontrata con un suv Lamborghini con a bordo cinque ragazzi.
    Il ventenne alla guida dell'auto, che era stata presa a noleggio, è attualmente indagato, mentre le posizioni degli altri quattro giovani sono al vaglio dei magistrati, coordinati dal procuratore aggiunto Michele Prestipino. Una consulenza tecnica, affidata dalla procura di Roma, accerterà la velocità a cui viaggiava il Suv Lamborghini nel momento dello scontro con la Smart Forfour, ma soprattutto, la fondatezza del sospetto, secondo cui nelle fasi precedenti allo schianto, i quattro ragazzi stessero girando un video da postare, poi, sui social - in particolare sul gruppo Theborderline di cui fanno parte - per una 'sfida' online incitando il ragazzo alla guida a premere l'acceleratore.
    Certo è che risulta alquanto insolito che dei giovani si alternino per ben 50 ore alla guida, apparentemente senza motivo. Peraltro uno degli indagati ha già rotto il silenzio: «Sono distrutto, il trauma è indescrivibile anche se non guidavo io», ha detto ieri mattina il ragazzo che compare nel video, Vito Loiacono, uno degli youtuber che si trovavano sul suv Lamborghini Urus. Tuttavia ad essere accusato di omicidio è Matteo Di Pietro che in quel momento era alla guida dell'auto.
    Di Pietro, volto e fondatore dei Theborderline pare che, insieme ad altri quattro amici, avesse noleggiato una Lamborghini per l'ennesima sfida social: passarvi dentro, appunto, cinquanta ore, senza mai scendere. Un format che aveva già proposto ai suoi followers nei mesi precedenti, prima dentro una Cinquecento e poi dentro una Tesla. Il gruppo social, infatti, nei loro video cercava, come hanno dichiarato, di replicare gli stessi "esperimenti" di Mr. Beast, il secondo canale YouTube con più iscritti (160 milioni). Un canale dai contenuti più svariatamente folli: sfide estreme, prove di sopravvivenza, giochi a squadre improbabili ecc.
    Viene spontaneo chiedersi, allora, dove siano i genitori di questi ragazzi impegnati in tali pazzie, costantemente connessi con una realtà paradossale. Magari sono i genitori stessi ad essere alle prese con i vari tik tok e gruppi social, perché quello che si percepisce è che di fatto nessuna autorità sembra venire esercitata su giovani che si dedicano a simili sfide. Non solo, ci si chiede anche che impostazione educativa possano aver ricevuto dei ragazzi che, pur di ostentare chissà cosa e mostrarsi sopra le righe, siano disposti ad aderire anche a sfide come questa, in cui ci può anche scappare un morto. Ma agli occhi di chi non distingue il reale dal virtuale, l'importante è raggiungere l'obiettivo di aumentare like e followers. La realtà vera è quella dei social, insomma!
    Nota di BastaBugie: Roberto Marchesini nell'articolo seguente dal titolo "Roma, dopo l'incidente la barbarie della gogna mediatica" parla dell'incidente di Casal Palocco.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 giugno 2023:
    La Nuova Bussola si è già occupata dell'incidente di Casal Palocco; diversi lettori, tuttavia, sono rimasti colpiti dalle reazioni emerse dai social media. C'è chi banalizza l'accaduto, il solito «Sò rragazzi...»; ma c'è anche chi ha minacciato di morte il guidatore della Lamborghini e chi non ha risparmiato improperi di ogni tipo per suo padre, appassionato di Ferrari. Insomma: pare piaccia l'ergersi a giudice; ovviamente di chi è già caduto in disgrazia (un tempo, questa cosa si chiamava «Maramaldeggiare»). E che giudice: inflessibile, severissimo, giacobino. Ogni volta che qualcuno ne combina, sui social si scatena il tribunale del popolo.
    Fenomeno, questo, affatto nuovo e del tutto anticristiano. Il Vangelo, infatti, ammonisce: «Non giudicate, per non essere giudicati»; e aggiunge: «perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati». Inoltre: «Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello».
    Ma se proprio non vogliamo scomodare il Signore, basterebbe la vecchia buona educazione, che consiste semplicemente nel mettersi nei panni degli altri. Se avessi combinato tu un guaio del genere, come vorresti essere trattato?
    Ma tutto questo è passato, non si usa più. C'è un fenomeno sociale che, secondo me, ha incentivato questa tendenza al processo popolare sommario. Nel 1988 nasceva Striscia la Notizia di Antonio Ricci, striscia d'informazione dall'apparenza scanzonata, in realtà una vera e propria gogna mediatica; nel vero senso della parola. Stessa cosa per Le Iene, importato in Italia nel 1997 e anch'esso con un piccolo cimitero dietro l'angolo: questo il caso più clamoroso, ma non dimentichiamo che questa trasmissione ha colpito anche diversi sacerdoti cattolici.
    La derisione, l'imbarazzo, il montaggio tendenzioso, ma ancor di più le finte risate di sottofondo e la solita risposta: «Non c'è alcuna colpa da parte nostra, quindi non abbiamo nulla da dire». Vite rovinate per ottenere un servizio televisivo del quale, dopo tre giorni, nessuno si ricorda. A Milano si chiama «sputtanamento»; se politicamente scorretto, «macchina del fango».
    È questo il meccanismo che spinge la gente, seduta in poltrona mentre addenta un bignè o in mutande al computer a stabilire che questo o quello merita la gogna e, perché no, la morte. Lo dice il Gabibbo che è un delinquente, non importa se non ha avuto un processo e la possibilità di difendersi. Le Iene lo inseguono, lo incalzano mettendo in piazza la sua vita: quindi se lo merita. Mentre un poveretto viene beccato in un momento drammatico partono le risate registrate: è il segnale per il lancio dei pomodori. Ovviamente, questo modo becero di fare «informazione» è stato imitato da diversi improvvisati «giornalisti d'assalto» che non meritano nemmeno di essere nominati.
    Viviamo nell'epoca delle comunicazioni di massa e ancora non ci rendiamo conto della loro potenza, della loro capacità di plasmare atteggiamenti e comportamenti collettivi, delle strategie di comunicazione e manipolazione che ogni giorno vengono utilizzate dai media. Eppure, 1984 di George Orwell, con i «5 minuti d'odio», dovrebbero averlo letto tutti...
    Registro, di passaggio, che la stessa cosa avveniva a Parigi durante il Terrore; o nella Russia di Stalin; o anche in Italia immediatamente dopo il 25 aprile. Periodicamente la barbarie, la fame di sangue, lo schiacciamento del debole solo perché è debole, riemergono nei periodi più oscuri della storia. La civiltà è nata e ha camminato lungo i secoli accompagnata dal giusto processo, dal rispetto dell'imputato, del diritto di difesa. Ora siamo tornati ai processi di piazza, alla folla che chiede sangue; e più ne ha, più ne chiede.
    Che fare? Ovviamente, urge l'evangelizzazione dell'Europa. Tuttavia questa impresa, apparentemente disperata, richiede secoli se non millenni. Nel frattempo, che fare? Buttare la televisione. Lo so, lo so: la vostra è sempre spenta, non la guardate mai o, al massimo, ci guardate il Giro d'Italia. Datemi retta: buttatela. Mi ringrazierete.

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    LA BBC PROMUOVE IN PRIMA SERATA IL SATANISMO di Stefano Magni
    "Pensi di conoscere i satanisti? Probabilmente no", titola la BBC il suo servizio sulla convention della Satanic Temple (chiesa satanista, legale negli Usa) a Boston. Con un titolo così, cosa potrebbe andare storto? Tutto, è la risposta. Il sito della Tv pubblica britannica, invece che limitarsi a documentare, finisce per sdoganare il Male conclamato ed esplicito di questo culto.
    Nell'articolo si scopre che il satanismo è già mainstream, anche se non ce ne siamo accorti. Si spiega che nelle cerimonie di iniziazione si pratica lo "sbattezzo". E in tutto il mondo cristiano le associazioni atee e razionaliste incoraggiano lo sbattezzo. Il primo intervistato nel servizio della BBC è un gay fuggito da una famiglia cristiana che "lo faceva sentire un abominio", mentre nella setta satanica ha ritrovato la sua "dignità". E questo rientra dunque nella classica narrazione contemporanea, progressista, dell'emancipazione dei gay dal cristianesimo.
    SI CREDE SOLO NELLA SCIENZA
    Tutti, nel culto, portano la mascherina, anche a pandemia finita. E anche questo comportamento è premiato. I satanisti intervistati affermano di non credere a Satana, non credere all'Inferno, ma solo nella Scienza. E chi, nel mondo dell'accademia e della stampa, non si proclama seguace della Scienza? L'impegno maggiore nella società che i Satanic Temple vantano è l'aiuto alle donne per l'accesso alla "salute riproduttiva", leggasi aborto. Apprendiamo anche che eseguano un rito durante l'aborto: è un espediente per aggirare la legge, perché così, nel nome della libertà di culto, si potrà abortire anche negli Stati in cui è vietato. Nei riti di iniziazione, in compenso, vengono strappate Bibbie, ma non è profanazione, bensì parte dei riti di una chiesa legale e riconosciuta. D'altra parte, vorrai mica reagire come un musulmano quando viene strappato un Corano? Sempre nel nome della libertà di religione, vengono organizzati dei doposcuola dei Satanic Temple. Ci sono programmi con giocattoli a tema e libri per l'infanzia per educare sin dalla tenera età ai precetti del culto. E anche dei cartoni animati.
    Letto con occhiali laicisti, parrebbero quasi dei benefattori: proteggono i diritti Lgbt, difendono i "diritti riproduttivi", dunque anche i diritti delle donne, partecipano all'educazione, hanno come principio quello della libertà di culto e del rispetto per il credo altrui. Sono sempre giocherelloni e pronti a scherzare, non prendono mai nulla sul serio. Semmai risultano rigidi, aggressivi e ottusi quei gruppi di cristiani, intervistati dalla BBC, che protestano fuori dall'hotel in cui si svolge la convention. Tutto il pezzo, consapevolmente o meno, finisce per riabilitare un culto da una cattiva nomea, come dimostrano le interviste a chi ha perso il lavoro o è stato minacciato quando ha palesato la sua fede satanista. O gli argomenti dei nuovi adepti: "A quel punto mi sono informata. Un po' spaventata, credo, come molti lo sarebbero. E volevo davvero assicurarmi che non facessero sacrifici dei bambini! Poi ho iniziato a entrare nella cultura e nell'ambiente, ho iniziato a partecipare alle riunioni... e alla fine ho capito che no, non è così, è solo un simbolo che usano e sono davvero brave persone".
    IL SOLITO VECCHIO TRUCCO DEL DEMONIO
    Poche righe sopra, si legge che questa "religione" pratica riti durante l'aborto. "Ha anche sviluppato un rituale per l'aborto per le persone che interrompono la gravidanza, progettato per dare conforto, che comporta la recita di un'affermazione prima dell'aborto". E la signora intervistata non nota alcuna contraddizione. Solo una cultura profondamente laicista non considera un feto come un essere umano. Un rito celebrato mentre si uccide un nascituro è, a tutti gli effetti, un sacrificio umano di un bambino. Strappare copie della Bibbia è un atto profondamente anti-religioso (non solo contro il cristianesimo). Domandiamoci perché vi fosse così tanta ossessione per la mascherina, in certi ambienti atei e scientisti, anche quando e dove non era necessaria. Domandiamoci poi che cosa significhi "seguire la Scienza", considerando che la scienza non può mai costituire un'alternativa alla fede, sempre che non diventi una religione a sua volta. I debunker si sono precipitati a negare l'esistenza di doposcuola satanisti, ma ci sono, i Satanic Temple li vantano: dunque abbiamo a che fare anche con l'indottrinamento dei bambini, sin dalla tenera infanzia.
    E non è ateismo, è ben diverso, come sottolinea l'ultimo degli intervistati che "si è convertito dall'ateismo al satanismo solo di recente" e che afferma con chiarezza: "Ho scoperto che il satanismo afferma tutto ciò che io sostengo". La convinzione che Satana non esista, sia solo un simbolo e che soprattutto l'Inferno non esista è la vera chiave di volta per le conversioni al culto. Ma è il vecchissimo trucco demoniaco quello di far credere di non esistere. Di indurre a non credere a nulla e di non prendere mai nulla sul serio. Se si ha fede in Dio, ci si può accorgere del pericolo e resistere, smontando queste dissimulazioni. Ma se la predicazione satanista viene letta con gli occhiali della cultura laicista, immersi come siamo in una cultura relativista, non si hanno più difese nei suoi confronti. Le cifre sono lì a dimostrarlo: i membri di Satanic Temple erano 10mila nel 2019, sono 700mila oggi.

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    ANNUNZIATA E FAZIO FANNO LE VITTIME... MA (PURTROPPO) NESSUNO LI HA CACCIATI DALLA RAI di Ruben Razzante

    Almeno dagli anni settanta in poi la Rai viene lottizzata dalla politica e chi vince le elezioni e prende in mano le redini del Governo del Paese cerca di piazzare suoi uomini ai vertici delle reti e dei tg. È sempre stato così e sarà sempre così, almeno fino a quando non si individuerà un sistema di pesi e contrappesi, sancito per legge, che possa porre fine alla lottizzazione partitica della tv di Stato.
    Due giorni fa il Consiglio d'amministrazione Rai, peraltro spaccandosi, ha approvato le nuove nomine volute dal Governo Meloni e questo ha scatenato, com'era prevedibile, le reazioni indignate della parte politica penalizzata da queste scelte, vale a dire la sinistra, che ha perso le ultime elezioni politiche. Peraltro quando si parla di sinistra non s'intende affatto un blocco monolitico perché il Pd è spaccato in più correnti, il Terzo polo gioca una partita tutta sua e il Movimento 5Stelle cerca di non farsi sottrarre voti dai dem a guida Schlein. Queste divisioni nella sinistra hanno ulteriormente facilitato il compito al centrodestra, che ah occupato le principali poltrone Rai senza particolari ostacoli.
    Ma non c'è nulla di scandaloso rispetto al passato. Si può condannare l'andazzo lottizzatorio ormai imperante e radicato ma non si può certo accusare questo Governo di aver fatto peggio degli altri. Ha semplicemente portato avanti una prassi consolidata, che viene spacciata come pluralismo ma in realtà è solo un regolamento di conti tra chi vince le elezioni politiche e chi le perde.

    MISTIFICAZIONE DELLA REALTÀ
    Tuttavia, al netto di queste tristi considerazioni, che si ripetono da decenni, bisogna registrare con stupore alcuni tentativi di mistificazione della realtà che alcuni volti della tv di Stato hanno portato avanti nelle ultime settimane. Alcuni media vicini alla sinistra hanno accusato la "Rai meloniana" di aver epurato Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, ma in realtà i due non sono stati cacciati da nessuno. Hanno ricevuto un'offerta vantaggiosissima sul piano economico da Discovery e se ne sono andati. Anche un'altra conduttrice di punta della fascia pomeridiana, Serena Bortone potrebbe andare a Discovery perché la sua vicinanza alla sinistra e in particolare a Enrico Letta starebbe orientando i vertici Rai a sostituirla in quella conduzione. Normale amministrazione, scelte che sono sempre state fatte da tutti i Governi e che solo oggi sembrano scandalose perché ad averle fatte è un Governo di centrodestra.
    Neppure Lucia Annunziata è stata cacciata dalla Rai, ma ha annunciato nelle ultime ore le sue dimissioni "irrevocabili" dalla tv di Stato. "Non condivido nulla dell'operato dell'attuale governo, né sui contenuti, né sui metodi. In particolare non condivido le modalità dell'intervento sulla tv pubblica", ha fatto sapere la giornalista nella sua lettera di dimissioni, ed ha aggiunto: "Arrivo a questa scelta senza nessuna lamentela personale: giudicherete voi, ora che ne avete la responsabilità, il lavoro che ho fatto in questi anni. Vi arrivo perché non condivido nulla dell'operato dell'attuale governo, né sui contenuti, né sui metodi. In particolare non condivido le modalità dell'intervento sulla Rai. Riconoscere questa distanza è da parte mia un atto di serietà nei confronti dell'azienda che vi apprestare a governare. Non ci sono le condizioni per una collaborazione dunque". Di recente, in una delle puntate della sua trasmissione domenicale su Rai 3, la Annunziata, intervistando Gianfranco Fini, aveva rivendicato con orgoglio la sua faziosità, che peraltro era apparsa negli anni sempre più evidente. Non si dimentichi che la Annunziata ha ricoperto tantissimi ruoli nella tv di Stato, anche quello di presidente, ovviamente su designazione della sinistra.

    REAZIONI SCOMPOSTE
    Anche in questo caso, però, non si tratta di una cacciata. Le era anzi stato riconfermato lo spazio domenicale e non aveva ricevuto alcuna interferenza o pressione. C'è chi insinua che il Pd le abbia proposto una candidatura alle europee fra un anno. Sarà vero?
    Ma queste reazioni molto scomposte alle nomine fatte dal cda Rai non si fermano alla Annunziata. Antonella Clerici, durante una puntata di "È sempre mezzogiorno", avrebbe commentato sarcasticamente gli addii di Lucia Annunziata e Fabio Fazio con una frase sibillina ma neppure troppo: "Non dobbiamo nasconderci. Noi diciamo sempre la verità, fin troppo. Poi infatti ci cacceranno, ma non importa". Anche lei affetta da manie di persecuzione?
    Ciliegina sulla torta un tweet di Gad Lerner, anche lui orgoglioso di aver preso una delle prime tessere del Pd, anche lui con precedenti in Rai nelle gestioni di sinistra e ora indignato verso la svolta meloniana della tv pubblica e solidale con la "povera" Annunziata, che se ne va da sola ma fa la vittima. "Brava Lucia Annunziata - scrive Lerner - non sei donna per tutte le stagioni, vai per la tua strada come ai vecchi tempi... e vediamo cosa son capaci di fare al posto tuo questi "nuovi venuti" che in realtà son tutti vecchie conoscenze, tendenzialmente mediocri".
    Sono tutti atteggiamenti fortemente ideologici oltre che arroganti sul piano intellettuale, che nel giornalismo non dovrebbero trovare spazio perché inficiano alla radice il concetto stesso di informazione pubblica e al servizio di tutti i cittadini. Sarebbe molto più onesto da parte di questi soloni del giornalismo targato sinistra lasciar cimentare i nuovi arrivati e, semmai, metterne in luce eventuali carenze professionali o sbandamenti in termini di faziosità. Attaccare la Meloni anche sulla Rai sembra un altro autogol di una sinistra ormai allo sbando.

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    FEDEZ E FERRAGNI A DUBAI: MA NON GLI FACEVA SCHIFO?
    Il rapper è il re dell'ipocrisia, ma nell'era degli influencer non deve sorprendere
    di Max Del Papa
    Fedez a Dubai con la famiglia fa venire in mente le massime della retorica borghese, aggiornate ai tempi: la parola è parola, io ho una sola parola. Per dire: faccio l'esatto contrario di quello che dico. Non si può sbagliare. Poi agli invidiosi, ai gretti basta il solito populismo lamentoso, tu vai a divertirti e noi moriamo di fame, ma è, appunto, il luogo comune dei mentecatti, la faccenda vera essendo la seguente: c'è qui un intrattenitore da avanspettacolo, passato chissà come in fama di artista, che annuncia: "Mai a Dubai, hanno i cadaveri sotto i piedi", hanno pochi scrupoli in tema di diritti umani; ed eccotelo selfato e contento con la consorte, la famiglia, a Dubai. Io ho una sola parola e voi potete stare certi che la mantengo, nel senso che faccio rigorosamente l'opposto di quanto promesso.
    TUTTO COME DA COPIONE
    E hanno ancora la forza di stupirsi? Non è lo stesso che sosteneva, a Sanremo ci vanno i falliti e poi è diventato un soprammobile dell'Ariston? Ma chi è più da compatire, l'affarista senza scrupoli o quelli che se ne stupiscono e se ne indignano? Da mai a Dubai a saluti da Dubai è il lampo di un contratto: basta un invito all inclusive, che è la formula del contrattualismo ipocrita per dire scrocconi legittimati, consumi di lusso contro visibilità. C'è un mercato specifico, a volte certi influencer straccioni cascano male e vengono sputtanati sui social da ristoratori e albergatori, ma ai livelli più alti va per la maggiore l'accordo sulla finta vacanza. Un po' come il ladrone messicano Mescal di Trinità al quale il maggiore aveva dato il permesso di razziare 30 cavalli.
    È la linea seguita dalla metropoli degli Emirati Arabi dove prima o dopo riparano tutti: politici, infermiere eroiche, influencer tettone, e tutti avendo cura di mostrare alberghi e locali all'insegna del moralismo cubista. Tutti e tutte petulanti, intransigenti sui diritti umani, il femminismo, il genderismo, la bandierina arcobaleno "in bio" e poi morbidi e adattabili come il Pd mediterraneo che predica diritti e razzola male (vedi Qatargate). Difatti il nostro Fedez è sempre più contiguo al Pd, ora si fa i filmatini con lo Zan apostolo del cambio di sesso precoce. Il liberismo irresponsabile, che è cosa diversa e opposta dal liberalismo libertario, prevede massima disinvoltura sui temi etici e sulla coerenza, e una certa libertà di movimento: tutti a Dubai, come per una pausa stretta fra le parentesi del moralismo cialtrone.
    PRETENDERE COERENZA DAGLI INCORERENTI?
    E i follower si stupiscono, inveiscono, nello straziante tentativo di sollecitare a questi personaggi senza storia e senza coerenza una risposta, una giustificazione. Ma la giustificazione sta nell'affare, sta kantianamente in sé: a loro modo questi soggetti sono trasparenti; dicono o lasciano intendere: noi siamo finzione, prosperiamo sull'illusione, sul mercato dei miraggi e non lo nascondiamo. E voi che altro vi aspettate? In quest'ottica, il moralismo patetico e vagamente reazionario è ornamentale, tattico, un orpello che fa parte della messinscena ma che nessuno sano di mente dovrebbe prendere sul serio. Così andando le cose nel tempo del tutto e subito, qui ed ora. Ma il pubblico, che oggi si chiama follower, seguaci, adotta per l'appunto approcci sul fideistico magico.
    Anche per la veggente di Trevignano, Gisella Cardia, che replicava le nozze di Cana con le pizzette e faceva piangere alla divina statua sangue di maiale, i devoti si sono svuotati le tasche, uno ha donato, non si è capito per cosa, 130mila euro e adesso dice: "La credevo una santa ma è il diavolo". Ma non è né angelo né demonio, pare sia una imbrogliona in fuga dalla Sicilia col marito, subito sparita in Romania con le donazioni dei fessi, una dell'infinita schiera delle mamma Ebe, maga Clara e Wanna Marchi. [...] Ed è infinita perché non non si placa il bisogno di assoluto e di certezze, di miraggi, di moralismo dell'homo seguace, homo follower.