Afleveringen
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In una breve, e bellissima, storia sufi si racconta di un fiume che, dopo un percorso fatto di tante anse, giunge a un deserto dal quale verrà assorbito, ma questo è percepito come l’ennesimo ostacolo. Come in altre storie sufi e zen, anche in questa è contenuta un’indicazione pratica per ognuno di noi: le difficoltà che incontriamo nella nostra esperienza, e che vorremmo istintivamente evitare, possono essere anch’esse portatrici di un insegnamento? Certamente nel lavoro che svolgiamo e negli aspetti concreti del quotidiano, i problemi vanno affrontati e risolti; questa storia, fa notare Pier Giorgio, ci parla però di un livello più profondo dell’Esistenza. I sufi, attraverso la metafora del fiume, ci vogliono preparare a delle dinamiche in cui tutti incorriamo quando si scopre Dio (o in qualsiasi modo lo si voglia definire); quando anche solo si sfiora il contatto con quell’Amore, che percepiamo come folle, incondizionato, gratuito, che scardina la logica consueta della mente, possono manifestarsi delle resistenze in noi, sottoforma di obiezioni o di senso di inadeguatezza per ciò che percepiamo come difficoltà, che in questo caso, non va superata, ma accolta e ascoltata.
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In questo brano, preso da un incontro ad Ancona, Pier Giorgio porta la nostra attenzione su come gli insegnamenti dei Maestri, sia occidentali sia orientali, conducano alle medesime intuizioni, e come noi tendiamo a catalogarli, classificarli, definirli, riducendoli così, solo a cibo per la mente. Ad esempio l'impermanenza, di cui hanno parlato sia Eraclito (nel cosiddetto Occidente) che il Buddha (nel cosiddetto Oriente). Se ne cogliamo la Bellezza e il profondo Valore, l'intuizione dell'impermanenza, ci può schiudere alla scoperta di Ciò che è permanente ed eterno, e che va ben oltre la nostra mente, e che non può essere compreso e definito da una etichetta mentale, ma solo scoperto e accolto da ciascuno di noi.
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Zijn er afleveringen die ontbreken?
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A partire da alcune righe di una meravigliosa storia sufi (incentrata sull’immagine simbolica di un fiume che sparisce nelle sabbie del deserto), Pier Giorgio ci guida a cogliere l’insegnamento in essa contenuto: quando siamo totalmente identificati con la persona che abbiamo, e la scambiamo per ciò che Siamo, anziché fluire (come un fiume) con la Vita, cerchiamo con ogni sforzo di dirigerla, controllarla. In questo modo ci opponiamo al suo corso, siamo rigidi (come un blocco di ghiaccio) identificati in uno o più ruoli. Così perdiamo l’opportunità di poter vedere, proprio a partire dalle nostre stesse rigidità, il Dono più grande: la Consapevolezza. Dono che può essere scoperto, ma che non può esserci dato dagli altri per quanto ci amino, né agli altri nonostante li amiamo, possiamo dare.
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In questo podcast, tratto da un incontro a Milano, Pier Giorgio ci conduce ad osservare, ognuno nella propria esperienza, come spesso capita di avvicinarsi alla meditazione cercando qualcosa, maggiore benessere e tranquillità ad esempio. Anche nelle relazioni è spesso l'attrazione fisica ad essere il principio della frequentazione. Tutto questo non ha niente di sbagliato. Anzi, può rappresentare l'occasione iniziale di approccio e se viene trascesa, senza rimanerne attaccati, può portare a scoprire qualcosa di ben più grande. Questo sia nelle relazioni che nella meditazione.
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Ogni notte, quando viviamo quello che Ramana Maharshi chiama "il sonno senza sogni", è un dono, un momento di "Bardo", di passaggio (che accomuna il sonno, alla morte e alla meditazione), durante il quale abbiamo la possibilità di sperimentare direttamente “Chi realmente Siamo”, perché è il momento in cui la persona svanisce ed emerge la nostra Reale Natura. Ogni mattina al risveglio, se ci fermiamo un attimo a osservare anziché rituffarci subito nel mondo delle percezioni, abbiamo la possibilità di cogliere un’occasione preziosa, che ci viene offerta, per saltare dalla coscienza personale alla Consapevolezza, che non può essere definita o capita mentalmente (come quando impariamo ad esempio una lezione o un argomento di studio), ma solo sperimentata direttamente da ciascuno di noi, e non tramite l’esperienza di qualcun altro che l’ha vissuta. Questa realizzazione come non ha bisogno di essere capita, definita, neanche ha bisogno di essere trasmessa a parole, ma accadrà da sé che si trasmetterà agli altri, come si colgono i buoni frutti di un albero quando la maturazione è avvenuta.
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Le riflessioni condivise da Pier Giorgio in questo podcast (tratto dal Corso di Meditazione Profonda e Autoconoscenza, tenuto a Venezia), possono portarci a cogliere profondamente antichi insegnamenti e a intuire la Pace, la Felicità, l'Amore se interiorizzate al di là della sola comprensione razionale. Inoltre possono disvelare l'illusione che ci fa credere di non essere mai abbastanza degni, di dover continuamente migliorare, facendoci confondere la nostra Reale Essenza con l'identità personale.
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In questo brano, estratto da un incontro a Milano, Pier Giorgio condivide delle preziose riflessioni su come la fede sarà intesa, sempre di più, come il richiamo a Qualcosa di Vivo e importante, con il conseguente impulso a condividere queste intuizioni perché se n'è colta la preziosità. Mentre l'aver fede era inteso, nel passato, nella vecchia coscienza, solo come essere seguaci di qualcuno o di un'idea. Pier Giorgio condivide inoltre, in chiusura di podcast, importanti spunti su come il dono della comprensione possa diventare una trappola, se restiamo invischiati nel voler capire sempre di più, anziché farci portare dalla comprensione stessa verso il salto all'intuizione di Qualcosa di più grande, che la mente non può afferrare e definire.
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Pier Giorgio, in questo breve ma potente podcast, espone delle riflessioni molto profonde sull’essenza della meditazione, spesso diffusamente considerata come una tecnica per calmarsi o per gestire aspetti della nostra personalità. La sua essenza consiste nella scoperta di Chi veramente Siamo, nell’emersione del Sacro in noi (che è una grazia, non qualcosa che possiamo ottenere) a prescindere dall’esteriorità della nostra persona, e dall’esigenza di migliorare la persona secondo i nostri interessi individuali.
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In questo podcast, proseguo del precedente, Pier Giorgio ci fa comprendere l’importanza di osservare le proprie paure, ponendo l’attenzione sul fatto che le paure che più ci condizionano sono quelle che non sappiamo di avere. Attraverso un efficace esempio, ci porta a riflettere sul fatto che una vita fatta di controllo e regolarità, a prima vista potrebbe sembrare una vita priva di paura, in realtà essa c’è, ma viene tenuta sotto al tappeto. Non vediamo che questa regolarità e disciplina sono forme di sicurezza per non sentire la paura: si corre così il rischio, però, di non sentire oltre alla paura anche la gioia, la pienezza della vita.
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In questo podcast, Pier Giorgio illustra le varie forme con le quali emerge e si manifesta la paura: un’ansia occasionale, il bisogno di controllare tutto e la continua ricerca di sicurezze, l’assenza di una gioia autentica e indipendente da situazioni contingenti del quotidiano. A volte non individuiamo queste manifestazioni, e perciò può sembrarci di non avere paura; in realtà, spesso, siamo inconsapevoli dei meccanismi di difesa che adottiamo per non sentirla. Pier Giorgio ci propone una semplice ma potente domanda di auto-osservazione, che ci può consentire di accorgerci delle paure che possiamo aver ricevuto sotto forma di condizionamenti (spesso trasmessi con la convinzione di fare il nostro bene) dalla nostra famiglia, e dalle esperienze vissute nel passato.
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Questo breve brano è tratto da un incontro presso la Scuola di Lama Luigi a Sassari, in cui è introdotto il libro "La luce sul sentiero". Qui Pier Giorgio offre delle preziose intuizioni relative al fatto che il Sentiero c’è già per tutti, quando siamo pronti a vederlo, e a cogliere i doni che la Vita continuamente offre, e che siamo chiamati a rioffrire a nostra volta.
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In questo podcast, che fa seguito al precedente, Pier Giorgio riflette sul fatto che le paure che maggiormente ci bloccano sono quelle che non sappiamo di avere, che proprio come dei "parassiti" assorbono gran parte della nostra energia. Successivamente, anche attraverso degli esempi concreti, mostra come elementi della natura (i fulmini, il fuoco, la forza dell’acqua, ecc…), inizialmente percepiti come distruttivi dall’uomo, poi si sono rivelati fonti di energia e preziose risorse per l’uomo stesso. Tutto questo è simbolico di ciò che può capitare a ciascuno di noi, in relazione alle paure contingenti e quotidiane. Se diveniamo consapevoli della loro presenza, e se smettiamo di combatterle come nemiche, le paure possono rivelarsi fonti di energia, e preziosi spunti per l’autosservazione.
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Spesso anche senza che ce ne accorgiamo, se non prestiamo attenzione, siamo portati a considerare la paura come qualcosa di negativo, che sarebbe meglio non ci fosse, qualcosa da vincere. In questo podcast Pier Giorgio, condividendo anche ciò che ha realizzato nelle proprie esperienze, ci mostra che anche la paura è un dono, come tutto ciò che fa parte di noi, e come essa può bloccarci se la consideriamo una nemica. Invece la paura può rivelarsi una preziosa fonte di energia, se la vediamo come un’alleata, che ci consente di cogliere profondamente la bellezza e la meraviglia dell’esistenza.
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Spesso siamo portati a intendere la semplicità come il comprendere qualcosa con facilità, l’assenza di complessità. Su un'altra ottava, la si può intendere anche in un altro modo: cioè nel vedere le cose così come sono, e non attraverso i filtri della nostra storia personale. In questo estratto, Pier Giorgio ci porta a cogliere che molto probabilmente, riguardo ai nostri condizionamenti e paure, potremmo avere la "inconsapevole convinzione" che se non li avessimo, saremmo migliori, più felici. Se visti con semplicità (cioè senza i nostri filtri), potremmo accorgerci che essi non rappresentano degli ostacoli da eliminare, ma in realtà sono dei grandi doni, preziosi strumenti di auto osservazione, che possono aiutarci a distaccarci dall'immagine della nostra persona che abbiamo, ma non Siamo. Questa prospettiva è trasmessa in maniera diretta, attraverso la potente metafora del calamaio e dell’inchiostro lanciati sulla parete, che viene spiegata nel podcast.
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In questo episodio Pier Giorgio, ricollegandosi a quanto esposto nel precedente, ci porta a riflettere su come siamo tutti (a prescindere che siamo biologicamente uomini o donne) generalmente abituati a privilegiare il lato maschile in noi, e per questo siamo portati a “cercare” anziché a dare spazio al lato femminile e “farci trovare”, e ricevere la Verità. Inoltre, Pier Giorgio ci fa notare come anche Gesù, Sant’Agostino e tanti altri Maestri hanno conosciuto diverse pratiche, e vissuto varie esperienze, ma le hanno poi trascese tutte, non rimanendo vincolati a nessuna di esse. Infine, anche attraverso delle storielle e degli aneddoti divertenti, ci invita a porre attenzione a queste dinamiche in noi, e con quale predisposizione viviamo le relazioni, la meditazione, ecc.
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Nella prima parte di questo intenso e bellissimo podcast, Pier Giorgio, con ironica leggerezza e giocosa e amorevole profondità, ci invita a riflettere su come, vivendo delle esperienze nelle quali si sfiora Ciò che è oltre la persona, potrebbe capitare di ritenerle parentesi felici nella vita vera (cioè la routine di tutti i giorni) oppure di diventare cacciatori o collezionisti di esperienze sempre più intense. In entrambi i casi perdiamo l’opportunità di andare in profondità e cogliere Chi vive le esperienze, invece di perdersi superficialmente in esse. Osservare queste dinamiche in noi potrebbe essere un segnale di una maturità (che prescinde dall’età anagrafica), e di un ribaltamento di prospettiva, che potrebbe portarci non a cercare Dio (la Consapevolezza, la Verità) come una meta da conquistare, ma a scoprirci ricettivi per accoglierlo, e semplicemente, ardere come “nuove fiamme dell’antico fuoco”.
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Anche questo podcast, come il precedente di cui questo è una prosecuzione, è tratto dal recente ritiro estivo. Qui Pier Giorgio, anche attraverso una piccola esercitazione pratica, ci porta a cogliere come interpretiamo noi stessi e ciò che ci circonda, attraverso la lente del nostro passato e delle nostre esperienze personali, come dice "Un corso in miracoli", “Io vedo solo il mio passato”. Attraverso gli episodi rievocati (il sutra del fiore, e il martirio di San Lorenzo) si vuole portare l’attenzione al fatto che essi non sono solo la cronaca di fatti accaduti secoli fa, ma racchiudono, se li leggiamo con attenzione, un profondo insegnamento (valido per noi anche oggi), che ci può portare a realizzare Chi veramente Siamo, oltre le identificazioni della persona e della sua storia, e ad emanare spontaneamente e indipendentemente dalla nostra volontà, questa consapevolezza.
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In questo podcast, tratto da un recente ritiro in terra sarda, Pier Giorgio, con profondità e leggerezza, propone un passo di "Un Corso in Miracoli", che recita così: “Dio non ha creato un mondo senza significato; tutto ciò che vedi non ha alcun significato”, che risulta un paradosso per la nostra mente. Inoltre, accostando il racconto di un episodio della vita del Buddha, (noto come il Sutra del fiore) e del martirio del mistico San Lorenzo, ci conduce a scorgere, attraverso l’apparente contraddizione che confonde la mente, qualcosa oltre ciò che appare reale. Proprio come un koan zen che confonde la mente per staccarci da essa, e vedere che la realtà non è limitata a ciò che percepiamo con i nostri sensi.
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In questo podcast (tratto dal recente ritiro in Sardegna), Pier Giorgio parla dell’amato Meister Eckhart, teologo e mistico del Medioevo, e propone un passaggio tratto dai suoi scritti, “Dio, liberami da dio”, collegato ad un passo del Vangelo che è la frase che Gesù rivolge ai Farisei e cioè: “Se foste ciechi, non avreste peccato, ma poiché dite di vedere, siete peccatori”. Questi due potenti insegnamenti messi a confronto, possono rappresentare per l’uomo di ogni tempo un’autentica preghiera, una vera e propria pratica da portare nel quotidiano, che può condurci alla scoperta di Dio al di là dei concetti mentali, delle credenze, e dei significati che nel corso dei secoli gli abbiamo attribuito. Più in generale, queste parole possono condurci a vedere gli “dei”, gli idoli (il successo, la relazione perfetta, l’erudizione, l’illuminazione, ecc.) che magari ci sono stati trasmessi dalla famiglia, e se non ne siamo consapevoli (se siamo “ciechi”), possono condizionare le nostre esistenze, e portarci a “peccare” nel suo significato più autentico, cioè di mancare una vita felice e viverla invece in maniera superficiale, persi dietro queste “illusioni”.
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Pier Giorgio, in questa seconda parte sempre estratta dal recente ritiro svoltosi nell’amata Sardegna, propone attraverso una meditazione guidata, l’opportunità di interiorizzare le intuizioni condivise durante la lettura di alcuni passi del libro "Un corso in miracoli" e degli scritti di Santa Teresa, disponibili nel precedente podcast.
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